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Domanda


Il quesito riguarda il degrado di una struttura privata, realizzata in cls.c.a. nei primi anni '70, la quale presenta già da un paio d'anni fenomeni di corrosione delle armature con conseguente distacco del copriferro. La villa ricade in un contesto marino (distanza dal mare 300 ml). Dovendo operare in economia e fare purtroppo a meno della fase diagnostica chiedevo, poiché la struttura penso subisca l'attacco di  cloruri non essendoci altre fonti inquinanti, se potevo a priori applicare il  metodo della "protezione catodica", se questo risultasse economico da realizzare  e mantenere.

 

Risposta


Non credo sia, in nessun caso, "conveniente" evitare la fase diagnostica. Il progetto e la realizzazione di un qualsiasi intervento di restauro duraturo non può prescindere da una ragionevole valutazione dello stato di conservazione della struttura. In assenza di informazioni sulle effettive condizioni della struttura si rischia si sperperare le risorse disponibili  attuando un intervento non adatto ad arrestare il degrado in corso oppure, viceversa, realizzando un intervento eccessivamente costoso rispetto alle  reali necessità.

 

Queste considerazioni generali valgono ancor più nel suo caso specifico. La  protezione catodica non è di per sé una tecnica "economica". La sua applicazione comporta dei costi che, in genere sono più elevati rispetto  all'intervento convenzionale, basato sulla rimozione del calcestruzzo e la  sua sostituzione con una malta da riparazione. Tuttavia la protezione  catodica può risultare fortemente vantaggiosa nei casi in cui la struttura sia caratterizzata da una rilevante contaminazione da cloruri fino alla profondità delle armature. Come già illustrato nelle risposte ad altri quesiti, la presenza di cloruri nel calcestruzzo richiede, con l'intervento convenzionale, la rimozione di tutto il calcestruzzo che ha un contenuto di cloruri superiore al tenore critico per l'innesco della corrosione; qualora questa operazione non venisse effettuata, l'intervento sarebbe destinato a fallire entro breve tempo. La protezione catodica, invece, potrebbe consentire di bloccare efficacemente il fenomeno corrosivo in corso, risparmiando la rimozione del calcestruzzo contaminato con cloruri (purché ancora integro meccanicamente, cioè non ancora fessurato).
Sarà quindi necessario appurare se la corrosione dell'edificio in questione è dovuta alla presenza di cloruri oppure alla carbonatazione. Visto che l'opera non è a ridosso del mare, ma a diverse centinaia di metri all'interno, è ragionevole pensare che la causa principale della corrosione sia da ricercare nella carbonatazione del calcestruzzo. Tuttavia il calcestruzzo potrebbe anche contenere piccoli tenori di cloruri (aggiunti nel getto del calcestruzzo attraverso l'acqua d'impasto o gli aggregati) oppure penetrati successivamente a causa dell'aerosol marino trasportato dai venti. In tal caso potrebbe essere vantaggioso ricorrere alla protezione catodica. Tuttavia, solo conoscendo lo stato del calcestruzzo in relazione alla carbonatazione e alla contaminazione da cloruri si può effettuare una valutazione tecnico-economica sull'opportunità di ricorrere alla protezione catodica.

Per quanto riguarda l'applicazione della tecnica, non credo ci siano imprese specializzate nell'applicazione della protezione catodica su edifici (sebbene ci siano alcuni casi in cui la tecnica è stata applicata).
Tuttavia, se la tecnica viene progettata in modo corretto e i lavori sono seguiti da persone qualificate, la sua applicazione non è eccessivamente complessa e può essere effettuata da una comune impresa di buon livello.

 

 

Prof. Luca Bertolini
 

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