Nuovo utente
Password dimenticata?

  Servizi Tecnici   
  Area abbonamento   
  Software Edilizia   
  Editoria tecnica   
  News   
  Applicazioni Strutturali   
  Appalti e Sicurezza   
  Quesiti tecnici   
  Bioedilizia   
  Links siti utili   
  Privacy Policy   


Ritorna

 

Domanda


Quali sono le norme riguardo l'impiego del calcestruzzo autocompattante SCC? Quali sono le prescrizioni sulla sua composizione?

 

Risposta


I calcestruzzi autocompattanti (Self-Compacting Concrete, SCC) sono conglomerati caratterizzati da una elevata lavorabilità, superiore a quella caratteristica della classe di consistenza S5 dei calcestruzzi ordinari e da una buona coesione (che previene la segregazione dell’impasto). Il calcestruzzo SCC deve essere in grado di fluire durante il getto nelle casseforme per effetto del solo peso proprio e di mantenere una composizione omogenea. Deve, inoltre, essere in grado di riempire completamente gli spazi tra le armature e nelle casseforme e di espellere l’aria intrappolata, senza la necessità di vibrazione.
Il comportamento autocompattante può essere raggiunto attraverso un opportuno proporzionamento dei costituenti della miscela, che si basa essenzialmente sull’utilizzo di:
- elevati dosaggi di additivi superfluidificanti;
- un elevato volume di materiali fini (polveri), con particelle di dimensione inferiore a 100 mm (ovvero cemento, filler, aggiunte minerali ed eventuali frazioni finissime dell’aggregato), che aumenta la coesione dell’impasto e ne contrasta la segregazione; le quantità richieste di polveri raggiungono valori di 500-600 kg/m che non possono essere garantiti dal solo cemento; per questo motivo si impiegano altri tipi di aggiunte che possono essere dei filler inerti (come il calcare macinato finemente) oppure materiali con caratteristiche pozzolaniche o idrauliche (cenere volante, loppa d’altoforno, ecc.);
additivi modificatori di viscosità (VMA), appositamente sviluppati per i calcestruzzi autocompattanti che, analogamente ai fini, aumentano la coesione dell’impasto, rendendolo più stabile e più resistente alla segregazione;
- una ridotta dimensione massima dell’aggregato (ad esempio, 16-20 mm) e un contenuto modesto di aggregati grossi che possono bloccare il flusso del calcestruzzo in prossimità di restringimenti di sezione o di zone con armature fitte.
Per maggiori informazioni sul proporzionamento dei calcestruzzi SCC, può fare riferimento al testo: M.Collepardi, “Il nuovo calcestruzzo”, III ed., Tintoretto (Villorba), 2003. 

Le normative sui calcestruzzi autocompattanti si concentrano sui requisiti allo stato fresco e sulla misura delle loro proprietà reologiche, attraverso le prove slump-flow, V-funnel, L-box, U-box, e J-ring. In Italia queste prove sono descritte dalle seguenti norme UNI:
- UNI 11040, Calcestruzzo autocompattante - Specifiche, caratteristiche e
  controlli, 2003.
- UNI 11041, Prova sul calcestruzzo autocompattante fresco - Determinazione 
  dello spandimento e del tempo di spandimento, 2003.
- UNI 11042, Prova sul calcestruzzo autocompattante fresco - Determinazione 
  del tempo di efflusso dall’imbuto, 2003.
- UNI 11043, Prova sul calcestruzzo autocompattante fresco - Determinazione
  dello scorrimento confinato mediante scatola ad L, 2003.
- UNI 11044, Prova sul calcestruzzo autocompattante fresco - Determinazione
   dello scorrimento confinato mediante scatola ad U, 2003.
- UNI 11045, Prova sul calcestruzzo autocompattante fresco - Determinazione
  dello scorrimento confinato mediante anello a J, 2003.


Prof. Luca Bertolini
 

Copyright © 2001,2006 - Fin.Fer. S.p.A. - P.I. 00490250305 - Tutti i diritti sono riservati