Nuovo utente
Password dimenticata?

  Servizi Tecnici   
  Area abbonamento   
  Software Edilizia   
  Editoria tecnica   
  News   
  Applicazioni Strutturali   
  Appalti e Sicurezza   
  Quesiti tecnici   
  Bioedilizia   
  Links siti utili   
  Privacy Policy   


Ritorna


Estratto dagli atti del 15° Congresso C.T.E. Bari, 4-5-6 novembre 2004

DURABILITÀ DELLE STRUTTURE PREFABBRICATE
IN CALCESTRUZZO RINFORZATO CON FIBRE DI ACCIAIO: INDAGINE SPERIMENTALE E PROPOSTA DI RACCOMANDAZIONI PROGETTUALI


LIBERATO FERRARA, Politecnico di Milano
ROMEO FRATESI, Università Politecnica delle Marche
SERGIO SIGNORINI e FRANCESCO SONZOGNI, Magnetti Building, Carvico (BG)

SUMMARY

Durability of Steel Fibre Reinforced Concrete (SFRC) is a crucial topic as far the use of this material for structural purposes is concerned. An extensive experimental investigation has been carried out by Magnetti Building, in the framework of a wider research project focused on the use of SFRC in precast structural elements. Tests outlined the key role played by matrix porosity, fibre microstructure and reactions occurring at the fibre-matrix interface. A proposal of design recommendations is finally drafted taking advantage of the previously obtained results.

1. INTRODUZIONE

L’impiego del calcestruzzo rinforzato con fibre di acciaio (Steel Fibre Reinforced Concrete, SFRC) come materiale strutturale è andato costantemente aumentando negli ultimi decenni. La sua miglior capacità di controllo dell’apertura di fessura e le risorse di resistenza post-picco lo rendono un materiale estremamente indicato per le applicazioni dove sono richieste proprietà quali la resistenza ai carichi impattivi, agli shock termici, alla abrasione nonché in tutte quele situazioni in cui sia richiesta al materiale una notevole capacità di assorbire e dissipare energia [01]. E’ abbastanza evidente che nella maggior parte delle situazioni in cui sono richieste le proprietà sopra menzionate, le strutture risultino essere soggette a condizioni ambientali particolarmente severe, quali, ad esempio, quelle legate all’impiego di sali disgelanti sui ponti, alla presenza di marea ed alla conseguente azione delle onde in strutture marine, all’attacco da sostanze aggressive per strutture lungo la costa oppure, infine, alla semplice presenza di ambiente inquinato.
Uno dei maggiori problemi per la durabilità degli SFRC è la corrosione delle fibre di acciaio, che possono risultare non sufficientemente protette e trovarsi anche sulla superficie stessa della struttura [02]. Lo scadimento del legame fibra-matrice e la riduzione del diametro delle fibre, che avvengono in concomitanza a causa della corrosione, possono essere estremamente deleteri per le caratteristiche di rigidezza degli SFRC, con la modalità di crisi che gradualmente evolve da quella di sfilamento a quella tipica di rottura delle fibre.
Dalle indagini sin qui compiute può trarsi, quale indicazione generale, che solo le fibre non protette e nelle immediate vicinanze della superficie esposta ovvero in strati carbonatati sono sensibili alla corrosione. Per le fibre con trattamenti superficiali sono stati osservati solo localizzati danni al ricoprimento superficiale. Si è inoltre osservato come i fenomeni corrosivi interessino sempre le fibre prese singolarmente e non si propaghino, probabilmente a causa della discontinuità elettrochimica delle fibre stesse. Per quanto attiene alle fibre attraversanti fessure aperte, che sono direttamente esposte agli attacchi degli agenti aggressivi presenti nell’atmosfera, si è trovato che la loro sensibilità alla corrosione è legata alla apertura di fessura, con valori di quest’ultima, variabili fra 0.1 e 0.25 mm, o anche più in funzione delle condizioni ambientali e del tipo di fibra, al di sotto dei quali non è stato osservato alcun fenomeno corrosivo. Ciò è stato spiegato quale effetto combinato delle proprietà auto-sigillanti delle fessure nel calcestruzzo [3] nonché, per lo meno per i quantitativi di fibre comunemente utilizzati, al miglior controllo dell’apertura di fessura che le fibre garantiscono, in tal modo contribuendo a ridurre anche la impermeabilità del conglomerato, funzione del cubo dell’apertura di fessura.
Il presente lavoro illustra i risultati di parte di un ampio progetto di ricerca svolto per indagare l’affidabilità del rinforzo con fibre di acciaio in sostituzione dell’armatura trasversale in elementi di copertura in parete sottile prefabbricati precompressi [06]. E’ evidente che la durabilità è aspetto di notevole importanza nel progetto di questo tipo di strutture, principalmente per la caratteristiche della loro sezione trasversale che le rendono particolarmente sensibili agli attacchi degli agenti aggressivi presenti nell’ambiente circostante. I risultati di una cospicua serie di prove realizzate per indagare l’obiettivo, riportate nel presente documento, unitamente alle caratteristiche dei materiali costituenti gli SFRC, hanno permesso di stilare un primo tentativo di proposta di raccomandazioni progettuali, che possono essere facilmente impiegate per il progetto di questo tipo di elementi.

2. PROGRAMMA SPERIMENTALE

Una prima parte dell’indagine sperimentale, condotta per valutare la durabilità degli SFRC nell’ambito dei sopra citati obiettivi, è stata svolta su calcestruzzo ad alta resistenza (fcc = 90 MPa – fc = 75 MPa), al fine di valutare l’influenza della presenza delle fibre nella matrice. L’impiego, in queste prime prove, di tale matrice al alta resistenza, avente buone caratteristiche intrinseche di durabilità, è riconducile alla ricerca di eventuali sensibilità all’introduzione di fibre nella stessa. Successivamente, per ampliare la serie di dati sperimentali disponibili, è stata indagata l’influenza della tipologia di fibra con riferimento ad una matrice a media resistenza (fcc = 75 MPa; fc = 60 MPa). Per ciascuna delle due fasi di indagine sono state condotte prove di laboratorio. La ricerca è stata, infine, completata con l’analisi di campioni appositamente esposti, per circa otto anni, nell’area di stoccaggio dell’azienda, rimanendo soggetti quindi alle variazioni termiche giornaliere e stagionali e all’ambiente aggressivo caratterizzato dalle emissioni inquinanti del traffico veicolare.

2.1. INFLUENZA DELL’AGGIUNTA DI FIBRE IN MATRICE AD ALTA RESISTENZA

Le prime indagini per valutare il ruolo delle fibre sulla durabilità degli SFRC sono state condotte con impiego di una matrice ad alta resistenza (fcc = 90 MPa – fc = 75 MPa), il cui mixdesign è riportato nella Tabella 1 [06]. Sono stati indagati provini realizzati sia con la sola matrice di calcestruzzo che con l’aggiunta di fibre a basso contenuto di carbonio, uncinate alle estremità e zincate. Sono state impiegate fibre lunghe 30 mm e con un rapporto d’aspetto pari a 45.
Assumendo la porosità della matrice di calcestruzzo, che può rendere più o meno agevole la penetrazione degli agenti aggressivi, come indice significativo della durabilità, sono stati svolte le seguenti prove di laboratorio:
• determinazione della profondità di carbonatazione [RILEM CPC-18];
• determinazione dell’assorbimento dell’acqua per capillarità [UNI 9526];
• determinazione della profondità di penetrazione dell’acqua sotto pressione [UNI EN 07.04.113.0].
I risultati della prova di carbonatazione (Tabella 2) indicano un ottimo comportamento della sola matrice ed un ulteriore miglioramento quando si aggiungano fibre all’impasto. Risultati simili sono stati ottenuti sia con la prova di assorbimento dell’acqua per capillarità (Tabelle 3 e 4), sia dalla prova di penetrazione dell’acqua sotto pressione (Tabella 5). L’ottimo comportamento della matrice di calcestruzzo ad alta resistenza, sicuramente attribuibile alla sua elevata compattezza, è chiaramente sostenuta dai risultati delle prove; l’aggiunta delle fibre incrementa ulteriormente la durabilità del materiale, senza costituire preferenziale veicolo di ingresso degli agenti aggressivi all'interno della matrice.


Tabella 1.
Mix-design - calcestruzzo fcc = 90 MPa.


Tabella 2. Profondità di carbonatazione [mm].


Tabella 3. Acqua adsorbita per capillarità [g/mm2].


Tabella 4. Profondità di assorbimento dell’acqua per capillarità [mm].


Tabella 5. Profondità di penetrazione dell’acqua sotto pressione [mm].

2.2. INFLUENZA DELLA TIPOLOGIA DI FIBRE IN MATRICE A MEDIA RESISTENZA

La seconda serie di prove di laboratorio è stata condotta per indagare l’influenza del tipo di fibra sulla durabilità [07]. Sono stati testati campioni realizzati sia con la sola matrice di calcestruzzo a media resistenza (fcc = 75 MPa – fc = 60 MPa – Tabella 6) sia con la matrice rinforzata con tre differenti tipologie di fibre, tutte prodotte da filo trafilato, aventi le seguenti caratteristiche:
• fibre a basso contenuto di carbonio, uncinate alle estremità, lunghe 30 mm con rapporto d’aspetto pari a 45 e zincate;
• fibre uguali a quelle sopra descritte ma senza trattamento superficiale;
• fibre ad alto contenuto di carbonio, ottonate, uncinate alle estremità, lunghe 30 mm con rapporto d’aspetto pari a 80 ed ottonate.


Tabella 6.
Mix-design - calcestruzzo fcc = 75 MPa.

Figura 1. Schema della cella per le prove di carbonatazione accelerata.

I campioni cilindrici, alti 70 mm e con diametro pari a 70 mm (h/d=1), sono stati inizialmente sottoposti a carbonatazione accelerata, mediante l’impiego di una cella a tenuta laterale appositamente realizzata (Figura 1) dove gli stessi erano attraversati longitudinalmente da una miscela di anidride carbonica (50%), ossigeno (20%) e azoto (30%) ad una pressione di 4.3÷4.5 bar. Dopo rispettivamente 3, 7, 14 e 28 giorni di esposizione, i campioni sono stati sottoposti a prova di trazione diretta [UNI 6135]. Sulle metà dei campioni così ottenute sono state in successione realizzate prove di porosimetria a pressione di mercurio [UNI NORMAL 4/80] e di termogravimetria associata ad Analisi Termica Differenziale (DTA), per valutare la dimensione e la distribuzione dei pori.
Dall’andamento dei risultati della prova di trazione in funzione dell’esposizione alla carbonatazione accelerata non si notano significative differenze tra le tre tipologie di fibre (Figura 2), ad eccezione di un lieve peggior comportamento delle fibre più sottili (rapporto d’aspetto pari a 80) ad alto contenuto di carbonio e superficialmente ottonate. Nella media si nota piuttosto un certo miglioramento rispetto alla sola matrice di calcestruzzo, in accordo con alcuni precedenti risultati ottenuti disponibili in letteratura. E’ importante sottolineare che il calcestruzzo di riferimento non fibrorinforzato assunto era di tipo tradizionale (fcc = 30 MPa – fc 25 MPa).


Figura 2.
Risultati delle prove di trazione diretta a differenti tempi
di esposizione alla carbonatazione accelerata.


Figura 3. Distribuzione della dimensione dei pori
per il calcestruzzo di riferimento non degradato.

Le prove di porosimetria a pressione di mercurio sono state eseguite su piccoli campioni di matrice ottenuti, come detto, dagli spezzoni di provino al termine delle prove di flessione. I calcestruzzi a normale resistenza, confezionati con aggregati di normale peso, secondo quanto si evince dai risultati disponibili in letteratura, sono caratterizzati da un volume cumulativo dei pori compreso fra 140 e 250 mm3/g. Per quanto attiene alla distribuzione della dimensione dei pori (Fig. 3), quelli più grandi (diametro maggiore di 4 µm), dovuti alle microfessure ed al danneggiamento eventualmente indotto dalla procedura di campionamento sono caratterizzati da una distribuzione pressochè costante; i pori con diametro compreso fra 0.2 e 4 µm (porosità intergranulare, acqua in eccesso) sono invece caratterizzati da una distribuzione a campana, con una marcata tendenza all’aumento verso i diametri più piccoli (inferiori a 0.2 µm – dovuti a porosità intermolecolare). Nei calcestruzzi fibrorinforzati esaminati è stato innanzitutto riscontrato un volume cumulativo dei pori inferiore, compreso fra 10 e 70 mm3/g, verosimilmente ancora a causa della più elevata compattezza della matrice. Per quanto attiene alla distribuzione della dimensione dei pori nelle miscele fibrorinforzate, si osserva, in misura sostanzialmente indipendente sia dalla tipologia della fibra sia dal periodo di esposizione alla carbonatazione accelerata, come la zona centrale a campana nel grafico sostanzialmente scompaia (Figg. 4 a-c), il che rende più significativa l’influenza dei pori di diametro più grande ed il complesso dei risultati stessi maggiormente sensibile ad eventuali danni provocati dalla procedure di campionamento.
L’ evoluzione del volume e della superficie specifica dei pori in funzione della esposizione alla carbonatazione evidenziano alcune differenze fra le diverse tipologie di fibre utilizzate (Fig. 5). Per entrambe le tipologie di fibre a basso contenuto di carbonio, indipendentemente dal trattamento superficiale, si è osservato un continuo decadimento delle dimensioni dei pori al procedere della carbonatazione, pur con differenti andamenti, con una fase stabile per le fibre non zincate dopo i primi 3-7 giorni di esposizione.

(a)
(b)
(c)

Figura 4.
Distribuzione della dimensione dei pori nei calcestruzzi fibrorinforzate:
fibre 45/30 zincate (a), e non trattate superficialmente (b); fibre 80/30 ottonate
(c) dopo 3 giorni di esposizione a carbonatazione accelerata

Per le fibre ad alto contenuto di carbonio, dopo una forte decrescita iniziale si è invece osservato un nuovo aumento dopo circa 7-14 giorni di esposizione alla carbonatazione accelerata.


Figura 5.
Andamento del volume e della superficie specifica dei pori
in funzione del tempo di esposizione alla carbonatazione

Una analisi più dettagliata, che consideri solo i pori con diametro inferiore a 0.2 µm, consente di esaminare il loro andamento cumulativo in funzione del tempo di esposizione alla carbonatazione accelerata. Lo stesso andamento rilevato per la superficie ed il volume specifico può essere osservato anche per la percentuale cumulativa, rispetto al totale, dei pori con diametro inferiore a 0.2 µm (Fig. 6). Tale andamento può essere altresì correlato alla variazione della resistenza a trazione in funzione del tempo di esposizione alla carbonatazione accelerata, pur necessitando ulteriori indagini a livello microstrutturale per meglio sostanziare ogni possibile assunzione.
L’analisi termica differenziale (Differential Thermal Analysis DTA) può fornire ulteriori informazioni.


Figura 6.
Percentuale cumulativa dei pori in funzione dell’ esposizione alla carbonatazione

Quale indice per valutare lo stato di carbonatazione si è scelto il rapporto fra l’acqua degli idrosilicati di calcio (CSH) ed il contenuto di carbonato di calcio (CaCO3); più è basso questo valore maggiore è il degrado prodotto dalla carbonatazione (Fig. 7). I risultati sostanzialmente confermano quanto sopra esposto, consentendo inoltre di valutare le differenze, fra le diverse tipologie di fibre utilizzate, nel rateo di propagazione della carbonatazione lungo l’altezza del provino. SI osserva infatti come questo sia inizialmente più veloce per le fibre a basso contenuto di carbonio, ma diventi assai più significativo per esposizioni prolungate nel caso di fibre ad alto contenuto di carbonio.


Figura 7.
Profondità di carbonatazione (DTA)

Le fibre estratte dai campioni sottoposti a carbonatazione accelerata, al termine della procedura di prova non hanno mostrato alcun segno di corrosione; una patina di ossido è stata rilevata sulle fibre superficialmente non protette, indipendentemente dal tempo di esposizione.

2.3. PROVE DI ESPOSIZIONE DI LUNGA DURATA: OSSERVAZIONI VISIVE

Le osservazioni visive hanno riguardato campioni di differenti tipologie di SFRCs sia appositamente confezionati che estratti da prototipi di strutture. Questi campioni sono stati depositati nell’area di stoccaggio dell’azienda per circa otto anni, esposti in zone soggette a traffico veicolare e all’azione degli agenti atmosferici. Il materiale è dunque rimasto soggetto ai normali cicli asciutto-umido e gelo-disgelo dell’ambiente, oltre che ad aggressioni da parte di sostanze quali anidride carbonica e monossidi di azoto prodotte dai gas di scarico dei mezzi pesanti in circolazione all’interno dell’azienda. Le osservazioni visive effettuate hanno riguardato essenzialmente lo stato corrosivo delle fibre dei provini e hanno messo in luce alcuni importanti aspetti del comportamento dei calcestruzzi rinforzati al variare della fibra utilizzata.
Campioni con fibre zincate, dopo otto anni di esposizione all’aria, non hanno presentato alcuna aggressione, nemmeno superficiale (Fig. 8), in accordo con i risultati previsti. Al contrario, ancora in accordo con i risultati presenti in letteratura, campioni realizzati con fibra normale (non zincata) hanno presentato tracce di ruggine su parti di fibra superficiali o fuoriuscenti dal provino, manifestatesi subito dopo il getto e che, in più di otto anni, non sono in nessun modo progredite (Figg. 8-9). Le fibre ad alto contenuto di carbonio ottonate, invece, hanno manifestato una sensibilità maggiore agli attacchi corrosivi e nei campioni lasciati anche solo per pochi mesi all’aperto si è notato che l’ossidazione progrediva nel tempo (Figura 11). Questo può essere spiegato con il parziale danneggiamento o la rimozione che il sottile strato di rivestimento di ottone della fibra, realizzato per facilitare il processo di trafilatura del filo in fase di produzione, subisce durante la miscelazione dell’impasto; tutto ciò rende “scoperto” l’acciaio sottostante e porta alla formazione di microcoppie galvaniche tra l’ottone e l’acciaio stesso, con conseguente incremento dell’attacco corrosivo nei confronti del metallo meno nobile.
Il peggior comportamento del calcestruzzo rinforzato con queste fibre, riscontrato con riferimento a prove di trazione diretta dopo esposizione a carbonatazione accelerata (vedi paragrafo 2.2), può essere quindi spiegato tenendo conto della maggiore suscettibilità della fibra stessa agli attacchi corrosivi.
A livello microstrutturale - Figura 12, relative rispettivamente a fibre di acciaio non zincato a basso contenuto di carbonio e fibre di acciaio non zincato ad alto contenuto di carbonio rivestite di ottone – si evidenzia sulla sezione longitudinale della fibra una forte deformazione della matrice dovuta alla trafilatura, spinta a tal punto da provocare la distruzione dei grani di ferrite nelle prime e perlite nelle seconde.


Figura 8.
Aspetto dei campioni con fibre zincate (sinistra) e non zincate (destra).


Figura 10.
Corrosione su fibre a basso contenuto di carbonio senza trattamento superficiale.


Figura 11. Corrosione di fibre ottonate ad alto contenuto di carbonio.

3. RACCOMANDAZIONI PROGETTUALI: PROPOSTA

Sulla base dei risultati sperimentali sopra riportati si è abbozzata una prima proposta di raccomandazioni progettuali per gli impieghi strutturali degli SFRC [08], in accordo con l’EC2 [09] e la EN206 [10].
Dalle prove condotte su calcestruzzi sia a media che ad alta resistenza è risultata evidente, ai fini della durabilità, l’importanza della porosità e della permeabilità della matrice di calcestruzzo rispetto alle caratteristiche delle fibre. In accordo anche con la [11], la porosità della matrice, determinata attraverso la prova di penetrazione dell’acqua sotto pressione, è stata quindi assunta per individuare tre classi di calcestruzzo, come di seguito indicate:
- C1: calcestruzzo per cui il valore massimo di penetrazione dell’acqua sotto pressione è inferiore a 20 mm e in media non superiore a 10 mm;
- C2: calcestruzzo per cui il valore massimo di penetrazione dell’acqua sotto pressione è inferiore a 50 mm e in media non superiore a 20 mm;
- C3: per tutti gli altri casi.
Sono state considerate le azioni ambientali identificate come classi di esposizione secondo quanto contenuto nella [08] e nella [09]; tali classi sono definite nella Tabella 8.
Le fibre sono state classificate, in accordo con la [12], secondo il processo di produzione: A – da filo trafilato; B – da lamiera tagliata; C – da altre fabbricazioni. Il numero 1, 2 o 3 si riferisce alla composizione chimica (rispettivamente basso contenuto di carbonio, alto contenuto di carbonio e inox), con la sigla ST aggiunta ad indicare l’eventuale presenza di trattamento superficiale.
Le raccomandazioni progettuali sono riassunte nella Tabella 8.


Figura 12.
Microstruttura di fibre a basso contenuto di carbonio non zincata (sinistra)
e ottonata ad alto contenuto di carbonio (destra).

L’adozione di tali indicazioni può garantire la realizzazione di elementi strutturali durevoli, con riferimento ad una vita di servizio di almeno 50 anni, in condizioni ordinarie di manutenzione. Per altre combinazioni matrice-fibra-classe di esposizione o per tempi di vita di esercizio più lunghi devono essere individuate dal progettista considerazioni speciali relative allo specifico progetto. In tali casi si può adottare come regola, nel calcolo progettuale, la riduzione della sezione, da valutarsi caso per caso ma comunque non inferiore ad 1 cm per ogni fronte esposto all’attacco, rispetto a quanto sarà poi realizzato in fase esecutiva.
Per quanto riguarda le armature ordinarie o di precompressione impiegate in accoppiamento con calcestruzzi rinforzati con fibre di acciaio, si suggerisce una riduzione del copriferro di 5 mm rispetto a quanto indicato nell’EC2. Questo in considerazione del fatto che l’impiego di SFRC comporta una limitata apertura di fessura rispetto ai calcestruzzi tradizionali, a parità di sollecitazioni e, conseguentemente, una riduzione delle vie di accesso degli agenti aggressivi esterni fino agli strati più interni della struttura ed alle armature.

4. CONCLUSIONI

Nell’ambito di un ampio progetto di ricerca sulla possibilità di impiego dei calcestruzzi rinforzati con fibre di acciaio per la produzione di elementi strutturali di copertura prefabbricati precompressi, è stata svolta un’indagine specifica sulla durabilità del materiale, sia mediante prove di laboratorio sia mediante osservazioni visive. Come mostrato dall’indagine svolta su diverse classi di calcestruzzo, quali attualmente impiegate nell’industria di prefabbricazione per la realizzazione di elementi strutturali come quelli oggetto della ricerca, un ruolo chiave per la durabilità è assunto dalla compattezza della matrice, mentre piccoli miglioramenti si ottengono con l’aggiunta delle fibre. In quest’ottica l’impiego di calcestruzzi autocompattanti, verso cui l’industria della prefabbricazione è sempre più orientata, può portare a comportamenti ancora migliori. Inoltre sono state notate differenze di comportamento minime al variare della tipologia di fibra impiegata. Solo dalle osservazioni visive è stata notata una maggiore suscettibilità agli attacchi corrosivi delle fibre ad alto contenuto di carbonio. Questo può essere ragionevolmente attribuito al danneggiamento che subisce la leggera ottonatura superficiale della fibra durante la fase di miscelazione dell’impasto e che, lasciando piccole zone di fibra indifesa, causa la formazione di coppie galvaniche tra ottone e acciaio.
Una proposta di raccomandazioni progettuali, nell’ambito delle prescrizioni dell’EC2 e della EN206, è stata infine redatta in vista di un pieno e affidabile impiego del calcestruzzo rinforzato con fibre di acciaio.


Tabella 8
. Proposta di raccomandazioni progettuali.

5. BIBLIOGRAFIA

[01] P.S. MANGAT, K. GURUSAMY, "Permissible crack widths in steel fibre reinforced marine concrete”, Materials and Structures, n.20, pp. 338-347, 1987.
[02] A. LAMBRECHTS, D. NEMEGEER, J. VANBRABANT, H. STANG, "Durability of SFRC”, ACI-SP112.
[03] N. HEARN, C.T. MORLEY, "Self-sealing property of concrete-experimental evidence”, Materials and Structures, n.30, pp.404-411, 1997.
[04] M. TSUKAMOTO, "Tightness of fibre concrete”, Darmstadt Concrete, n.5, pp.215-225, 1990.
[05] M. TSUKAMOTO, J.D. WĠRNER, "Permeability of cracked fibre-reinforced concrete”, Darmstadt Concrete, n.6, pp.123-135, 1991.
[06] C. FAILLA, G. TONIOLO, L. FERRARA, "Structural design of prestressed precast roof elements made with steel fibre reinforced concrete”, Proceedings of 17th BIBM International Congress, Istanbul, 2002, CD-ROM.
[07] L. CIMITAN, C. FAILLA, S. SIGNORINI, F. SONZOGNI, G. VIGLIENOCOSSALINO, "Indagine sulla durabilita dei calcestruzzi rinforzati con fibre d’acciaio”, Atti del 14° Congresso CTE, pp.287-297, Mantova, 2002.
[08] UNI/CIS/SC4 – SFRC - N.029, Progetto di norma UNI U73041440, "Progettazione, esecuzione e controllo degli elementi strutturali in calcestruzzo rinforzato con fibre d’acciaio”, Ente Nazionale Italiano di Unificazione, 2004.
[09] EUROCODE 2, "Design of concrete structures”, prEN 1992-1-1, 2004.
[10] UNI EN 206-1, "Calcestruzzo – Specificazione, prestazione, produzione e conformita”, Ente Nazionale Italiano di Unificazione, 2001.
[11] ENV 206, "Calcestruzzo – Prestazioni, produzione, posa in opera e criteri di conformita”, CEN European Committee for Standardization, 1989.
[12] UNSIDER E16.11.44.2.0, “Fibre d’acciaio per il rinforzo di prodotti in calcestruzzo”.

RINGRAZIAMENTI

Gli autori desiderano ringraziare il Dr. Guido Viglieno-Cossalino (ISMES-LMC, Seriate-Bg) e il dr. Lucio Cimitan (ZEILA, Zanica-Bg) per l’esecuzione della maggior parte delle prove di laboratorio citate nel presente lavoro.

Contatti con gli autori:

Liberato Ferrara: liberato.ferrara@polimi.it
Romeo Fratesi: fratesi@univpm.it
Sergio Signorini: s.signorini@magnetti.it
Francesco Sonzogni: f.sonzogni@magnetti.it

Copyright © 2001,2006 - Fin.Fer. S.p.A. - P.I. 00490250305 - Tutti i diritti sono riservati