Estratto dagli atti del 15° Congresso C.T.E. Bari, 4-5-6 novembre 2004
DURABILITÀ DELLE STRUTTURE PREFABBRICATE
IN CALCESTRUZZO RINFORZATO CON FIBRE DI ACCIAIO: INDAGINE SPERIMENTALE E PROPOSTA DI
RACCOMANDAZIONI PROGETTUALI
LIBERATO FERRARA,
Politecnico di Milano
ROMEO FRATESI, Università Politecnica delle Marche
SERGIO SIGNORINI e FRANCESCO SONZOGNI, Magnetti Building, Carvico (BG)
SUMMARY
Durability of Steel Fibre Reinforced Concrete (SFRC) is a crucial topic as far the use of
this material for structural purposes is concerned. An extensive experimental
investigation has been carried out by Magnetti Building, in the framework of a wider
research project focused on the use of SFRC in precast structural elements. Tests outlined
the key role played by matrix porosity, fibre microstructure and reactions occurring at
the fibre-matrix interface. A proposal of design recommendations is finally drafted taking
advantage of the previously obtained results.
1. INTRODUZIONE
Limpiego del calcestruzzo rinforzato con fibre di acciaio (Steel Fibre Reinforced
Concrete, SFRC) come materiale strutturale è andato costantemente aumentando negli ultimi
decenni. La sua miglior capacità di controllo dellapertura di fessura e le risorse
di resistenza post-picco lo rendono un materiale estremamente indicato per le applicazioni
dove sono richieste proprietà quali la resistenza ai carichi impattivi, agli shock
termici, alla abrasione nonché in tutte quele situazioni in cui sia richiesta al
materiale una notevole capacità di assorbire e dissipare energia [01]. E abbastanza
evidente che nella maggior parte delle situazioni in cui sono richieste le proprietà
sopra menzionate, le strutture risultino essere soggette a condizioni ambientali
particolarmente severe, quali, ad esempio, quelle legate allimpiego di sali
disgelanti sui ponti, alla presenza di marea ed alla conseguente azione delle onde in
strutture marine, allattacco da sostanze aggressive per strutture lungo la costa
oppure, infine, alla semplice presenza di ambiente inquinato.
Uno dei maggiori problemi per la durabilità degli SFRC è la corrosione delle fibre di
acciaio, che possono risultare non sufficientemente protette e trovarsi anche sulla
superficie stessa della struttura [02]. Lo scadimento del legame fibra-matrice e la
riduzione del diametro delle fibre, che avvengono in concomitanza a causa della
corrosione, possono essere estremamente deleteri per le caratteristiche di rigidezza degli
SFRC, con la modalità di crisi che gradualmente evolve da quella di sfilamento a quella
tipica di rottura delle fibre.
Dalle indagini sin qui compiute può trarsi, quale indicazione generale, che solo le fibre
non protette e nelle immediate vicinanze della superficie esposta ovvero in strati
carbonatati sono sensibili alla corrosione. Per le fibre con trattamenti superficiali sono
stati osservati solo localizzati danni al ricoprimento superficiale. Si è inoltre
osservato come i fenomeni corrosivi interessino sempre le fibre prese singolarmente e non
si propaghino, probabilmente a causa della discontinuità elettrochimica delle fibre
stesse. Per quanto attiene alle fibre attraversanti fessure aperte, che sono direttamente
esposte agli attacchi degli agenti aggressivi presenti nellatmosfera, si è trovato
che la loro sensibilità alla corrosione è legata alla apertura di fessura, con valori di
questultima, variabili fra 0.1 e 0.25 mm, o anche più in funzione delle condizioni
ambientali e del tipo di fibra, al di sotto dei quali non è stato osservato alcun
fenomeno corrosivo. Ciò è stato spiegato quale effetto combinato delle proprietà
auto-sigillanti delle fessure nel calcestruzzo [3] nonché, per lo meno per i quantitativi
di fibre comunemente utilizzati, al miglior controllo dellapertura di fessura che le
fibre garantiscono, in tal modo contribuendo a ridurre anche la impermeabilità del
conglomerato, funzione del cubo dellapertura di fessura.
Il presente lavoro illustra i risultati di parte di un ampio progetto di ricerca svolto
per indagare laffidabilità del rinforzo con fibre di acciaio in sostituzione
dellarmatura trasversale in elementi di copertura in parete sottile prefabbricati
precompressi [06]. E evidente che la durabilità è aspetto di notevole importanza
nel progetto di questo tipo di strutture, principalmente per la caratteristiche della loro
sezione trasversale che le rendono particolarmente sensibili agli attacchi degli agenti
aggressivi presenti nellambiente circostante. I risultati di una cospicua serie di
prove realizzate per indagare lobiettivo, riportate nel presente documento,
unitamente alle caratteristiche dei materiali costituenti gli SFRC, hanno permesso di
stilare un primo tentativo di proposta di raccomandazioni progettuali, che possono essere
facilmente impiegate per il progetto di questo tipo di elementi.
2. PROGRAMMA SPERIMENTALE
Una prima parte dellindagine sperimentale, condotta per valutare la durabilità
degli SFRC nellambito dei sopra citati obiettivi, è stata svolta su calcestruzzo ad
alta resistenza (fcc = 90 MPa fc = 75 MPa), al fine di
valutare linfluenza della presenza delle fibre nella matrice. Limpiego, in
queste prime prove, di tale matrice al alta resistenza, avente buone caratteristiche
intrinseche di durabilità, è riconducile alla ricerca di eventuali sensibilità
allintroduzione di fibre nella stessa. Successivamente, per ampliare la serie di
dati sperimentali disponibili, è stata indagata linfluenza della tipologia di fibra
con riferimento ad una matrice a media resistenza (fcc = 75 MPa; fc
= 60 MPa). Per ciascuna delle due fasi di indagine sono state condotte prove di
laboratorio. La ricerca è stata, infine, completata con lanalisi di campioni
appositamente esposti, per circa otto anni, nellarea di stoccaggio
dellazienda, rimanendo soggetti quindi alle variazioni termiche giornaliere e
stagionali e allambiente aggressivo caratterizzato dalle emissioni inquinanti del
traffico veicolare.
2.1. INFLUENZA DELLAGGIUNTA DI FIBRE IN MATRICE AD ALTA RESISTENZA
Le prime indagini per valutare il ruolo delle fibre sulla durabilità degli SFRC sono
state condotte con impiego di una matrice ad alta resistenza (fcc = 90 MPa
fc = 75 MPa), il cui mixdesign è riportato nella Tabella 1 [06]. Sono
stati indagati provini realizzati sia con la sola matrice di calcestruzzo che con
laggiunta di fibre a basso contenuto di carbonio, uncinate alle estremità e
zincate. Sono state impiegate fibre lunghe 30 mm e con un rapporto daspetto pari a
45.
Assumendo la porosità della matrice di calcestruzzo, che può rendere più o meno agevole
la penetrazione degli agenti aggressivi, come indice significativo della durabilità, sono
stati svolte le seguenti prove di laboratorio:
determinazione della profondità di carbonatazione [RILEM CPC-18];
determinazione dellassorbimento dellacqua per capillarità [UNI 9526];
determinazione della profondità di penetrazione dellacqua sotto pressione
[UNI EN 07.04.113.0].
I risultati della prova di carbonatazione (Tabella 2) indicano un ottimo comportamento
della sola matrice ed un ulteriore miglioramento quando si aggiungano fibre
allimpasto. Risultati simili sono stati ottenuti sia con la prova di assorbimento
dellacqua per capillarità (Tabelle 3 e 4), sia dalla prova di penetrazione
dellacqua sotto pressione (Tabella 5). Lottimo comportamento della matrice di
calcestruzzo ad alta resistenza, sicuramente attribuibile alla sua elevata compattezza, è
chiaramente sostenuta dai risultati delle prove; laggiunta delle fibre incrementa
ulteriormente la durabilità del materiale, senza costituire preferenziale veicolo di
ingresso degli agenti aggressivi all'interno della matrice.

Tabella 1. Mix-design - calcestruzzo fcc = 90 MPa.

Tabella 2. Profondità di carbonatazione [mm].

Tabella 3. Acqua adsorbita per capillarità [g/mm2].

Tabella 4. Profondità di assorbimento dellacqua per capillarità
[mm].

Tabella 5. Profondità di penetrazione dellacqua sotto pressione
[mm].
2.2. INFLUENZA
DELLA TIPOLOGIA DI FIBRE IN MATRICE A MEDIA RESISTENZA
La seconda serie di prove di laboratorio è stata condotta per indagare linfluenza
del tipo di fibra sulla durabilità [07]. Sono stati testati campioni realizzati sia con
la sola matrice di calcestruzzo a media resistenza (fcc = 75 MPa fc
= 60 MPa Tabella 6) sia con la matrice rinforzata con tre differenti tipologie di
fibre, tutte prodotte da filo trafilato, aventi le seguenti caratteristiche:
fibre a basso contenuto di carbonio, uncinate alle estremità, lunghe 30 mm con
rapporto daspetto pari a 45 e zincate;
fibre uguali a quelle sopra descritte ma senza trattamento superficiale;
fibre ad alto contenuto di carbonio, ottonate, uncinate alle estremità, lunghe 30
mm con rapporto daspetto pari a 80 ed ottonate.

Tabella 6. Mix-design - calcestruzzo fcc = 75 MPa.

Figura 1. Schema della cella per le prove di carbonatazione accelerata.
I campioni cilindrici,
alti 70 mm e con diametro pari a 70 mm (h/d=1), sono stati inizialmente sottoposti a
carbonatazione accelerata, mediante limpiego di una cella a tenuta laterale
appositamente realizzata (Figura 1) dove gli stessi erano attraversati longitudinalmente
da una miscela di anidride carbonica (50%), ossigeno (20%) e azoto (30%) ad una pressione
di 4.3÷4.5 bar. Dopo rispettivamente 3, 7, 14 e 28 giorni di esposizione, i campioni sono
stati sottoposti a prova di trazione diretta [UNI 6135]. Sulle metà dei campioni così
ottenute sono state in successione realizzate prove di porosimetria a pressione di
mercurio [UNI NORMAL 4/80] e di termogravimetria associata ad Analisi Termica
Differenziale (DTA), per valutare la dimensione e la distribuzione dei pori.
Dallandamento dei risultati della prova di trazione in funzione
dellesposizione alla carbonatazione accelerata non si notano significative
differenze tra le tre tipologie di fibre (Figura 2), ad eccezione di un lieve peggior
comportamento delle fibre più sottili (rapporto daspetto pari a 80) ad alto
contenuto di carbonio e superficialmente ottonate. Nella media si nota piuttosto un certo
miglioramento rispetto alla sola matrice di calcestruzzo, in accordo con alcuni precedenti
risultati ottenuti disponibili in letteratura. E importante sottolineare che il
calcestruzzo di riferimento non fibrorinforzato assunto era di tipo tradizionale (fcc
= 30 MPa fc 25 MPa).

Figura 2. Risultati delle prove di trazione diretta a differenti tempi
di esposizione alla carbonatazione accelerata.

Figura 3. Distribuzione della dimensione dei pori
per il calcestruzzo di riferimento non degradato.
Le prove di porosimetria
a pressione di mercurio sono state eseguite su piccoli campioni di matrice ottenuti, come
detto, dagli spezzoni di provino al termine delle prove di flessione. I calcestruzzi a
normale resistenza, confezionati con aggregati di normale peso, secondo quanto si evince
dai risultati disponibili in letteratura, sono caratterizzati da un volume cumulativo dei
pori compreso fra 140 e 250 mm3/g. Per quanto attiene alla distribuzione della
dimensione dei pori (Fig. 3), quelli più grandi (diametro maggiore di 4 µm), dovuti alle
microfessure ed al danneggiamento eventualmente indotto dalla procedura di campionamento
sono caratterizzati da una distribuzione pressochè costante; i pori con diametro compreso
fra 0.2 e 4 µm (porosità intergranulare, acqua in eccesso) sono invece caratterizzati da
una distribuzione a campana, con una marcata tendenza allaumento verso i diametri
più piccoli (inferiori a 0.2 µm dovuti a porosità intermolecolare). Nei
calcestruzzi fibrorinforzati esaminati è stato innanzitutto riscontrato un volume
cumulativo dei pori inferiore, compreso fra 10 e 70 mm3/g, verosimilmente
ancora a causa della più elevata compattezza della matrice. Per quanto attiene alla
distribuzione della dimensione dei pori nelle miscele fibrorinforzate, si osserva, in
misura sostanzialmente indipendente sia dalla tipologia della fibra sia dal periodo di
esposizione alla carbonatazione accelerata, come la zona centrale a campana nel grafico
sostanzialmente scompaia (Figg. 4 a-c), il che rende più significativa linfluenza
dei pori di diametro più grande ed il complesso dei risultati stessi maggiormente
sensibile ad eventuali danni provocati dalla procedure di campionamento.
L evoluzione del volume e della superficie specifica dei pori in funzione della
esposizione alla carbonatazione evidenziano alcune differenze fra le diverse tipologie di
fibre utilizzate (Fig. 5). Per entrambe le tipologie di fibre a basso contenuto di
carbonio, indipendentemente dal trattamento superficiale, si è osservato un continuo
decadimento delle dimensioni dei pori al procedere della carbonatazione, pur con
differenti andamenti, con una fase stabile per le fibre non zincate dopo i primi 3-7
giorni di esposizione.
(a)
(b)
(c)
Figura 4. Distribuzione della dimensione dei pori nei calcestruzzi
fibrorinforzate:
fibre 45/30 zincate (a), e non trattate superficialmente (b); fibre 80/30 ottonate
(c) dopo 3 giorni di esposizione a carbonatazione accelerata
Per le fibre ad alto
contenuto di carbonio, dopo una forte decrescita iniziale si è invece osservato un nuovo
aumento dopo circa 7-14 giorni di esposizione alla carbonatazione accelerata.

Figura 5. Andamento del volume e della superficie specifica dei pori
in funzione del tempo di esposizione alla carbonatazione
Una analisi più
dettagliata, che consideri solo i pori con diametro inferiore a 0.2 µm, consente di
esaminare il loro andamento cumulativo in funzione del tempo di esposizione alla
carbonatazione accelerata. Lo stesso andamento rilevato per la superficie ed il volume
specifico può essere osservato anche per la percentuale cumulativa, rispetto al totale,
dei pori con diametro inferiore a 0.2 µm (Fig. 6). Tale andamento può essere altresì
correlato alla variazione della resistenza a trazione in funzione del tempo di esposizione
alla carbonatazione accelerata, pur necessitando ulteriori indagini a livello
microstrutturale per meglio sostanziare ogni possibile assunzione.
Lanalisi termica differenziale (Differential Thermal Analysis DTA) può fornire
ulteriori informazioni.

Figura 6. Percentuale cumulativa dei pori in funzione dell esposizione alla
carbonatazione
Quale indice per valutare
lo stato di carbonatazione si è scelto il rapporto fra lacqua degli idrosilicati di
calcio (CSH) ed il contenuto di carbonato di calcio (CaCO3); più è basso
questo valore maggiore è il degrado prodotto dalla carbonatazione (Fig. 7). I risultati
sostanzialmente confermano quanto sopra esposto, consentendo inoltre di valutare le
differenze, fra le diverse tipologie di fibre utilizzate, nel rateo di propagazione della
carbonatazione lungo laltezza del provino. SI osserva infatti come questo sia
inizialmente più veloce per le fibre a basso contenuto di carbonio, ma diventi assai più
significativo per esposizioni prolungate nel caso di fibre ad alto contenuto di carbonio.

Figura 7. Profondità di carbonatazione (DTA)
Le fibre estratte dai
campioni sottoposti a carbonatazione accelerata, al termine della procedura di prova non
hanno mostrato alcun segno di corrosione; una patina di ossido è stata rilevata sulle
fibre superficialmente non protette, indipendentemente dal tempo di esposizione.
2.3. PROVE DI ESPOSIZIONE DI LUNGA DURATA: OSSERVAZIONI VISIVE
Le osservazioni visive hanno riguardato campioni di differenti tipologie di SFRCs sia
appositamente confezionati che estratti da prototipi di strutture. Questi campioni sono
stati depositati nellarea di stoccaggio dellazienda per circa otto anni,
esposti in zone soggette a traffico veicolare e allazione degli agenti atmosferici.
Il materiale è dunque rimasto soggetto ai normali cicli asciutto-umido e gelo-disgelo
dellambiente, oltre che ad aggressioni da parte di sostanze quali anidride carbonica
e monossidi di azoto prodotte dai gas di scarico dei mezzi pesanti in circolazione
allinterno dellazienda. Le osservazioni visive effettuate hanno riguardato
essenzialmente lo stato corrosivo delle fibre dei provini e hanno messo in luce alcuni
importanti aspetti del comportamento dei calcestruzzi rinforzati al variare della fibra
utilizzata.
Campioni con fibre zincate, dopo otto anni di esposizione allaria, non hanno
presentato alcuna aggressione, nemmeno superficiale (Fig. 8), in accordo con i risultati
previsti. Al contrario, ancora in accordo con i risultati presenti in letteratura,
campioni realizzati con fibra normale (non zincata) hanno presentato tracce di ruggine su
parti di fibra superficiali o fuoriuscenti dal provino, manifestatesi subito dopo il getto
e che, in più di otto anni, non sono in nessun modo progredite (Figg. 8-9). Le fibre ad
alto contenuto di carbonio ottonate, invece, hanno manifestato una sensibilità maggiore
agli attacchi corrosivi e nei campioni lasciati anche solo per pochi mesi allaperto
si è notato che lossidazione progrediva nel tempo (Figura 11). Questo può essere
spiegato con il parziale danneggiamento o la rimozione che il sottile strato di
rivestimento di ottone della fibra, realizzato per facilitare il processo di trafilatura
del filo in fase di produzione, subisce durante la miscelazione dellimpasto; tutto
ciò rende scoperto lacciaio sottostante e porta alla formazione di
microcoppie galvaniche tra lottone e lacciaio stesso, con conseguente
incremento dellattacco corrosivo nei confronti del metallo meno nobile.
Il peggior comportamento del calcestruzzo rinforzato con queste fibre, riscontrato con
riferimento a prove di trazione diretta dopo esposizione a carbonatazione accelerata (vedi
paragrafo 2.2), può essere quindi spiegato tenendo conto della maggiore suscettibilità
della fibra stessa agli attacchi corrosivi.
A livello microstrutturale - Figura 12, relative rispettivamente a fibre di acciaio non
zincato a basso contenuto di carbonio e fibre di acciaio non zincato ad alto contenuto di
carbonio rivestite di ottone si evidenzia sulla sezione longitudinale della fibra
una forte deformazione della matrice dovuta alla trafilatura, spinta a tal punto da
provocare la distruzione dei grani di ferrite nelle prime e perlite nelle seconde.

Figura 8. Aspetto dei campioni con fibre zincate (sinistra) e non zincate
(destra).

Figura 10. Corrosione su fibre a basso contenuto di carbonio senza trattamento
superficiale.
Figura 11. Corrosione di fibre ottonate ad alto contenuto di carbonio.
3.
RACCOMANDAZIONI PROGETTUALI: PROPOSTA
Sulla base dei risultati sperimentali sopra riportati si è abbozzata una prima proposta
di raccomandazioni progettuali per gli impieghi strutturali degli SFRC [08], in accordo
con lEC2 [09] e la EN206 [10].
Dalle prove condotte su calcestruzzi sia a media che ad alta resistenza è risultata
evidente, ai fini della durabilità, limportanza della porosità e della
permeabilità della matrice di calcestruzzo rispetto alle caratteristiche delle fibre. In
accordo anche con la [11], la porosità della matrice, determinata attraverso la prova di
penetrazione dellacqua sotto pressione, è stata quindi assunta per individuare tre
classi di calcestruzzo, come di seguito indicate:
- C1: calcestruzzo per cui il valore massimo di penetrazione dellacqua sotto
pressione è inferiore a 20 mm e in media non superiore a 10 mm;
- C2: calcestruzzo per cui il valore massimo di penetrazione dellacqua sotto
pressione è inferiore a 50 mm e in media non superiore a 20 mm;
- C3: per tutti gli altri casi.
Sono state considerate le azioni ambientali identificate come classi di esposizione
secondo quanto contenuto nella [08] e nella [09]; tali classi sono definite nella Tabella
8.
Le fibre sono state classificate, in accordo con la [12], secondo il processo di
produzione: A da filo trafilato; B da lamiera tagliata; C da altre
fabbricazioni. Il numero 1, 2 o 3 si riferisce alla composizione chimica (rispettivamente
basso contenuto di carbonio, alto contenuto di carbonio e inox), con la sigla ST aggiunta
ad indicare leventuale presenza di trattamento superficiale.
Le raccomandazioni progettuali sono riassunte nella Tabella 8.

Figura 12. Microstruttura di fibre a basso contenuto di carbonio non zincata
(sinistra)
e ottonata ad alto contenuto di carbonio (destra).
Ladozione di tali
indicazioni può garantire la realizzazione di elementi strutturali durevoli, con
riferimento ad una vita di servizio di almeno 50 anni, in condizioni ordinarie di
manutenzione. Per altre combinazioni matrice-fibra-classe di esposizione o per tempi di
vita di esercizio più lunghi devono essere individuate dal progettista considerazioni
speciali relative allo specifico progetto. In tali casi si può adottare come regola, nel
calcolo progettuale, la riduzione della sezione, da valutarsi caso per caso ma comunque
non inferiore ad 1 cm per ogni fronte esposto allattacco, rispetto a quanto sarà
poi realizzato in fase esecutiva.
Per quanto riguarda le armature ordinarie o di precompressione impiegate in accoppiamento
con calcestruzzi rinforzati con fibre di acciaio, si suggerisce una riduzione del
copriferro di 5 mm rispetto a quanto indicato nellEC2. Questo in considerazione del
fatto che limpiego di SFRC comporta una limitata apertura di fessura rispetto ai
calcestruzzi tradizionali, a parità di sollecitazioni e, conseguentemente, una riduzione
delle vie di accesso degli agenti aggressivi esterni fino agli strati più interni della
struttura ed alle armature.
4. CONCLUSIONI
Nellambito di un ampio progetto di ricerca sulla possibilità di impiego dei
calcestruzzi rinforzati con fibre di acciaio per la produzione di elementi strutturali di
copertura prefabbricati precompressi, è stata svolta unindagine specifica sulla
durabilità del materiale, sia mediante prove di laboratorio sia mediante osservazioni
visive. Come mostrato dallindagine svolta su diverse classi di calcestruzzo, quali
attualmente impiegate nellindustria di prefabbricazione per la realizzazione di
elementi strutturali come quelli oggetto della ricerca, un ruolo chiave per la durabilità
è assunto dalla compattezza della matrice, mentre piccoli miglioramenti si ottengono con
laggiunta delle fibre. In questottica limpiego di calcestruzzi
autocompattanti, verso cui lindustria della prefabbricazione è sempre più
orientata, può portare a comportamenti ancora migliori. Inoltre sono state notate
differenze di comportamento minime al variare della tipologia di fibra impiegata. Solo
dalle osservazioni visive è stata notata una maggiore suscettibilità agli attacchi
corrosivi delle fibre ad alto contenuto di carbonio. Questo può essere ragionevolmente
attribuito al danneggiamento che subisce la leggera ottonatura superficiale della fibra
durante la fase di miscelazione dellimpasto e che, lasciando piccole zone di fibra
indifesa, causa la formazione di coppie galvaniche tra ottone e acciaio.
Una proposta di raccomandazioni progettuali, nellambito delle prescrizioni
dellEC2 e della EN206, è stata infine redatta in vista di un pieno e affidabile
impiego del calcestruzzo rinforzato con fibre di acciaio.

Tabella 8. Proposta di raccomandazioni progettuali.
5. BIBLIOGRAFIA
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"Indagine sulla durabilita dei calcestruzzi rinforzati con fibre
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[08] UNI/CIS/SC4 SFRC - N.029, Progetto di norma UNI U73041440,
"Progettazione, esecuzione e controllo degli elementi strutturali in calcestruzzo
rinforzato con fibre dacciaio, Ente Nazionale Italiano di Unificazione, 2004.
[09] EUROCODE 2, "Design of concrete structures, prEN
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[10] UNI EN 206-1, "Calcestruzzo Specificazione, prestazione,
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[11] ENV 206, "Calcestruzzo Prestazioni, produzione, posa in
opera e criteri di conformita, CEN European Committee for Standardization, 1989.
[12] UNSIDER E16.11.44.2.0, Fibre dacciaio per il rinforzo di
prodotti in calcestruzzo.
RINGRAZIAMENTI
Gli autori desiderano ringraziare il Dr. Guido Viglieno-Cossalino (ISMES-LMC, Seriate-Bg)
e il dr. Lucio Cimitan (ZEILA, Zanica-Bg) per lesecuzione della maggior parte delle
prove di laboratorio citate nel presente lavoro.
Contatti con gli autori:
Liberato Ferrara: liberato.ferrara@polimi.it
Romeo Fratesi: fratesi@univpm.it
Sergio Signorini: s.signorini@magnetti.it
Francesco Sonzogni: f.sonzogni@magnetti.it |