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Prodotti a base di fibre polimeriche per il recupero di edifici di pregio

 

I materiali compositi a base di fibre polimeriche FRP (Fiber Reinforced Polymers) per il rinforzo strutturale trovano sempre più spazio in Italia, per gli ottimi risultati prestazionali in termini di resistenza e semplicità di applicazione.
Il presidente di Aico (Associazione Italiana Compositi) e direttore del laboratorio di Scienza delle Costruzioni dell’Università Iuav di Venezia, Angelo di Tommaso, sostiene come l’impiego delle FRP per il consolidamento strutturale sia sempre più considerato anche per il restauro di edifici di pregio e di beni architettonici storici. Lo stesso Di Tommaso ha messo a punto un apposito programma di ricerca (sottoposto al Miur ai fini della valutazione di un eventuale finanziamento) per la diffusione in Cina di questa tipologia di rinforzi.
Aico e Assircco (Associazione italiana recupero e consolidamento costruzioni) concordano sulla competitività del materiale rispetto ad altri interventi più tradizionali, specie nell’ambito del rinforzo a flessione e taglio di travi in cemento armato, delle cerchiature di pilastri, del rinforzo dei pannelli murari e di elementi lignei e in acciaio. Lamine e tessuti di materiali fibrorinforzati (molto utilizzate le fibre di carbonio) vengono semplicemente incollati alle strutture.
A Jesi, provincia di Ancona, l’Università Politecnica delle Marche ha inaugurato lo scorso novembre, il corso di “Materiali innovativi per il rinforzo ed il rinforzo strutturale”. Dall’Ateneo spiegano come le evidenti qualità strutturali dei materiali si accompagnino ad alcune problematiche non sempre evidenti, che, se non tenute in considerazione, possono ridurre o annullare i benefici degli interventi. Tra queste incognite, risulta ancora da verificare la durata degli interventi in funzione del tempo e non si conosce l’influenza della temperatura sull’aderenza tra calcestruzzo e FRP.
Negli ultimi tempi, sta trovando spazio una nuova generazione di materiali compositi denominati FRCM (Fiber Reinforced Cementitious Materials). Si tratta di materiali a matrice inorganica (non utilizzano resine) e hanno già trovato impiego nella ricostruzione della Cattedrale di Noto e dell’Arco romano di Rimini di Porta Montanara.

 

(Tratto da Edilizia e Territorio del 31 marzo - 5 aprile 2008)
 

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