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Sentenza n. 4035 del 25 agosto 2008

 

Con la Sentenza n. 4035 del 25 agosto 2008, il Consiglio di Stato ha deciso che, in seguito all’aggiudicazione di un appalto pubblico, il DURC non può essere sostituito dall’autocertificazione o dalla presentazione dei modelli F24 e dei bollettini di versamento postale utilizzati per il pagamento dei contributi previdenziali.
Nel caso specifico, è stata confermata una sentenza precedente secondo la quale il Tar aveva dato torto ad un’impresa che ricorreva contro la revoca, da parte di un Comune, dell’aggiudicazione di una gara pubblica bandita dallo stesso Comune, con la motivazione che, per attestare la propria regolarità contributiva, l’impresa si era limitata solamente a fornire copia dei modelli F24 di pagamento dei contributi previdenziali e i bollettini di versamento postale.

 

La Sentenza sottolinea come, secondo quanto specificato nel bando di gara, era stato richiesto alle imprese l’impegno a presentare all’Amministrazione Comunale, se aggiudicatarie, la certificazione relativa alla regolarità contributiva entro quindici giorni dalla richiesta. L’impresa aggiudicataria era tenuta a “presentare alla stazione appaltante la certificazione relativa alla regolarità contributiva a pena di revoca dell’affidamento”.
“Il DURC o documento unico di Regolarità contributiva è il certificato unitario (…) finalizzato alla affidabile verifica dei requisiti di partecipazione e aggiudicazione in gare pubbliche perché rilasciato dagli enti previdenziali all’imprenditore e da questo consegnato al committente che glielo deve richiedere”.
Quindi, il DURC “si tratta di uno strumento al tempo stesso di certificazione ufficiale e di semplificazione procedimentale, la cui valenza è duplice, perché orientata a soddisfare un interesse strumentale pubblico come un interesse privato. Da un lato infatti il DURC consente, grazie alla sua obbligatorietà, di assicurare che gli appalti pubblici siano affidati soltanto ad imprese che risultino in regola quanto a contribuzione previdenziale, e dunque garantisce un miglior contrasto dell’evasione in quel settore, rispondendo al principio generale di buona amministrazione; da un altro permette, in virtù della sua unitarietà (realizzata sulla base di doverose convenzioni tra i soggetti previdenziali), l’agevolazione delle esigenze di speditezza documentativa vuoi dell’appaltatore che, per riflesso, dell’appaltante, riducendone le incombenze”.
Il DURC, nella sua funzione probante, non può essere sostituito da un’autocertificazione: “in entrambe le situazioni, infatti, ci si trova innanzi ad un mezzo di semplificazione procedurale. A favore del DURC, nondimeno, e della sua prevalenza sussiste anche il valore ulteriore della certificazione ufficiale della regolarità contributiva, che corrisponde ad un evidente quanto dominante interesse pubblico al contrasto del preoccupante fenomeno della evasione previdenziale, di particolare significato nel settore degli appalti pubblici. Ne consegue che ciò che forma materia tipica del DURC non può, quando un tale documento è richiesto, essere surrogato dalla dichiarazione sostitutiva dell’interessato”.
Da tali considerazioni è emerso, quindi, che la regolarità contributiva dell’impresa andava certificata attraverso il Documento Unico di Regolarità Contributiva, in quanto “la richiesta produzione del DURC non era surrogabile né con l’autocertificazione dell’interessato, né con la mera produzione dei mod. F24 e dei bollettini postali” in quanto si tratta di “documenti insufficienti a verificare l’integrale adempimento degli obblighi previdenziali per tutti i lavoratori”.

 

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