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Sentenza n. 16676 del 22 aprile 2008

Con la Sentenza n. 16676 del 22 aprile 2008, la Corte di Cassazione ha chiarito le disposizioni dell’art. 31 del Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 380/2001) affermando che “devono ritenersi eseguite in totale difformità dal permesso di costruire quelle opere che comportano la realizzazione di un organismo edilizio integralmente diverso per caratteristiche tipologiche, plano volumetriche o di utilizzazione da quello oggetto del permesso stesso, ovvero l’esecuzione di volumi edilizi oltre i limiti indicati nel progetto e tali da costituire un organismo edilizio o parte di esso con specifica rilevanza ed autonomamente utilizzabile”.
La Corte puntualizza sui concetti di difformità totale e parziale: “La difformità totale si verifica, dunque, allorchè si costruisca “aliud pro alio” e cioè è riscontrabile allorchè i lavori eseguiti tendano a realizzare opere non rientranti tra quelle consentite, che abbiano una loro autonomia e novità, oltre che sul piano costruttivo, anche su quello della valutazione economico-sociale. Il concetto di difformità parziale si riferisce, invece, ad ipotesi tra le quali possono farsi rientrare gli aumenti di cubatura o di superficie di scarsa consistenza, nonché le variazioni relative a parti accessorie che non abbiano specifica rilevanza”.

Nel caso in esame, l’interessato aveva presentato ricorso in Cassazione contro la Sentenza d'Appello la quale aveva ritenuto le opere in oggetto realizzate in totale difformità dal titolo abilitativo, mentre secondo il ricorrente si trattava di difformità parziale, per cui doveva essere riconosciuta l'efficacia della procedura di condono edilizio intrapresa. La Corte ha precisato come si tratti “di opera abusiva non suscettibile di sanatoria, ai sensi dell’art. 32 del D.L. n. 269/2003, poiché si tratta di nuova costruzione non-residenziale […] realizzata in assenza del titolo abilitativo edilizio, che costituisce manufatto integralmente abusivo: ipotesi esclusa dal condono dal comma 25 del citato art. 32”.

 

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