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Deliberazione n.82 del 27 marzo 2007
Affidamento incarichi professionali di collaudo statico

 

Le questioni che vengono prese in considerazione dall’Autorità di Vigilinza in questa deliberazione attengono principalmente ai seguenti temi:
- la conformità dell’affidamento del collaudo mediante incarico diretto;
- l’ammissibilità dell’affidamento della prestazione di collaudo statico ad un raggruppamento temporaneo di professionisti;
- la disciplina dell’affidamento del collaudo statico, quando, in luogo del certificato di collaudo, si debba (o possa) procedere con il diverso certificato di regolare esecuzione. 

 

Per quanto riguarda il primo punto il Consiglio rileva che le attività di collaudo rientrano tra i servizi assoggettati alla disciplina del Codice dei contratti pubblici D.Lgs. n.163/2006 e pertanto sono appaltabili con le comuni regole (regole generali definite dalla Parte II del Codice ed in particolare dal Titolo I, Capo III, per gli appalti sopra soglia comunitaria, e dal Titolo II, per gli appalti sottosoglia) per l’affidamento dei servizi elencati nell’allegato IIA, non esclusa la possibilità del ricorso all’affidamento in economia, di cui all’art. 125, purché nel rigoroso rispetto dei limiti fissati da detta disposizione  (l’importo non deve superare i 20.000€ ) e, al momento, dal DPR n.384/2001, ex art.253, comma 22: tra detti limiti, spicca la necessità dell’adozione da parte del committente del regolamento interno sull’attività contrattuale in economia. 

 

L’Autority ritiene inoltre che il collaudo statico debba essere di norma affidato al medesimo soggetto incaricato del collaudo tecnico amministrativo o ad un componente della commissione, salvo il caso in cui in luogo del collaudo tecnico amministrativo si proceda col certificato di regolare esecuzione.

 

Quando il collaudo viene affidato ad una commissione di collaudo, intesa quale organismo collegiale perfetto, tale organismo è entità diversa dal raggruppamento di professionisti, con la conseguenza che i due istituti non appaiono conciliabili.


Nella delibera l’Autority effettua anche una utile breve ricognizione del quadro normativo di riferimento:

 

La disciplina sul collaudo statico è riportata dall’art.7 della legge n.1086/1971, (ora art.67 DPR380/2001) recante norme per le opere in cemento armato. In merito ai criteri di nomina del collaudatore, sono ivi indicati i requisiti professionali per la nomina (laurea in ingegneria o architettura ed iscrizione all’albo professionale da almeno 10 anni), le circostanze preclusive all’assunzione dell’incarico (non essere intervenuto nella progettazione, direzione o esecuzione dell’opera), la competenza ad effettuare la nomina, che spetta al Committente il quale è tenuto anche a precisare i termini temporali delle operazioni di collaudazione statica.

 

Deve ritenersi operante, anche dopo la riforma introdotta dal nuovo Codice dei contratti, la regola fissata dall’art.188, comma 6, del Regolamento generale dei lavori pubblici n.554/99, per cui il collaudo statico deve essere affidato al soggetto incaricato del collaudo tecnico amministrativo o a uno dei membri della relativa commissione, purché in possesso dei requisiti specifici previsti dalla legge. Questa regola non è, ovviamente, applicabile nei casi in cui in luogo del collaudo tecnico amministrativo si proceda col certificato di regolare esecuzione di competenza del D.L.: difatti, per la citata incompatibilità di cui all’art.67 del DPR.380/2001, il collaudo statico non può essere affidato al professionista incaricato della D.L.
La regola prima indicata stabilisce una connessione tra il collaudo generale e il collaudo delle strutture, a motivo del legame funzionale tra le due attività (si tratta infatti in ambo i casi di verificare la corrispondenza dell’opera eseguita al progetto e alla regola d’arte, variando in sostanza solo l’oggetto specifico della verifica).

 

A decorrere dal 1° luglio 2006, il collaudo di lavori pubblici rientra tra i servizi soggetti alla disciplina del nuovo Codice dei contratti pubblici approvato con il ricordato D.lgs. n. 163/2006. Ciò è desumibile dal fatto che i “servizi di collaudo e di verifica di edifici” -  corrispondendo al codice 74232540-4 del CPV (Common Procurement Vocabulary) di cui al Regolamento CE n.2151/2003 della Commissione, che integra il regolamento n. 2194/2002, richiamato dal comma 49 dell’art.3 - ricadono nella categoria 12 dell’allegato IIA del Codice dei contratti. Ciò è confermato dall’art.91 comma 8 del predetto Codice che vieta l'affidamento di attività di progettazione, direzione lavori, collaudo, etc. … “con procedure diverse da quelle previste dal codice” stesso.
La materia del collaudo è trattata dall’art.120 del Codice, che opera un ampio rinvio alle norme attuative circa il collaudo di lavori, servizi e forniture, nonché dal successivo art.141, che nel riprodurre in parte le disposizioni dell’art.28 dell’abrogata legge 109/94 e s.m., si occupa del solo collaudo in tema di lavori pubblici. Al comma 4 del suddetto art.141 è previsto che per le operazioni di collaudo, “le stazioni appaltanti nominano da uno a tre tecnici di elevata e specifica qualificazione” con riferimento alle caratteristiche dei lavori.

 

E’ altresì stabilito che per le stazioni appaltanti che sono amministrazioni aggiudicatrici, i tecnici siano nominati nell'ambito delle strutture interne dell’amministrazione, salvo che nell'ipotesi di carenza di organico accertata e certificata dal responsabile del procedimento.
La norma in questione, tuttavia, non fornisce più precise indicazioni sulle modalità di affidamento all’esterno del collaudo nella predetta ipotesi di indisponibilità del personale interno.
Si osserva, a questo riguardo, che sono state abrogate le disposizioni del regolamento 554/99 (art. 188, commi da 8 a 11) che prevedevano la selezione dei collaudatori entro elenchi di professionisti abilitati, depositati presso il Ministero dei lavori pubblici, le Regioni e le Province autonome. Abrogazione operata dall’art. 24 comma 8 della legge comunitaria n. 62/2005. L’abrogazione degli elenchi conferma dunque la regola secondo cui gli incarichi di collaudo rientrano nel novero dei servizi tecnici.
 

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