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Scheda n. 7
CLIMATIZZAZIONE DEGLI AMBIENTI
di Ugo Brollo
Entriamo, con questa scheda, nella parte relativa all’impiantistica. Affrontiamo subito l’aspetto relativo agli impianti di climatizzazione, tema molto vasto che cercheremo di sintetizzare in alcuni passaggi.
OBIETTIVI
Si trattava di dotare l’edificio di un impianto dedicato alla sola climatizzazione invernale, rinunciando alla climatizzazione estiva, in quanto le masse e le capacità termiche dei materiali costruttivi ed isolanti del fabbricato sono, da soli, in grado di contrastare egregiamente l’aumento della temperatura ambientale.
SCELTA DELLA TIPOLOGIA DELL'IMPIANTO
Nella ricerca della tipologia idonea, sono state prese in considerazione alcune condizioni essenziali:
1) I volumi riscaldati sono molto ampi, con vaste aree a doppia altezza caratterizzate da soppalchi e collegamenti verticali aperti, che comportano la necessità di evitare la formazione di fastidiosi movimenti convettivi.
2) Le grandi aperture esposte a sud, durante l’inverno determinano un significativo guadagno termico nelle giornate di sole, mentre costituiscono un fattore di dispersione maggiore durante la notte e le giornate coperte. L’impianto deve quindi avere una bassa inerzia per adeguarsi alle repentine variazioni che si determinano.
3) L’intenzione di utilizzare anche pannelli solari per la produzione di acqua calda per riscaldamento comporta la necessità di utilizzare basse temperature di esercizio nell’impianto.
Scartate immediatamente le tipologie convettive (termosifoni e termoconvettori), sono poi state escluse le soluzioni a battiscopa (convettori distribuiti alla base delle pareti che, riscaldandole, le fanno lavorare in parte come radianti). L’impianto radiante si è, quindi, dimostrato subito l’unico possibile. La prima tipologia a cui si pensa è l’impianto a pavimento. Questo, però, contrasta con la tipologia dell’edificio che, dicevamo, richiede impianti a bassa inerzia, produce moti convettivi, crea ricircolo continuo di polveri e interagisce negativamente (se caratterizzato moto turbolento del fluido) con le zone geopatogene, amplificandole.


L'IMPIANTO RADIANTE A PARETE E SOFFITTO
L’opzione è quindi caduta su un impianto da collocare a parete e/o soffitto, annegato nell’ultimo centimetro di intonaco.
Il sistema è costituito da pannelli formati da numerosi tubi capillari, del diametro inferiore ai 4 mm, al cui interno circola acqua ad una temperatura variabile fra i 25° ed i 30°C. Data la sezione ridottissima, il flusso del liquido non è turbolento ma laminare. Ciò ne consente l’utilizzo anche a soffitto con locali soprastanti abitati, poiché non amplifica e non distorce i flussi geobiologici provenienti dal sottosuolo.
I pannelli sono stati disposti a parete o a soffitto, secondo le disponibilità di spazio e la tipologia dell’ambiente da riscaldare, in posizione molto superficiale. Questo comporta una minore dispersione verso la muratura e la massima trasmissione di calore verso l’ambiente. I tempi di inerzia sono ridottissimi: l’impianto va in temperatura in 4 minuti circa, mentre il locale raggiunge la temperatura di esercizio in 10 minuti circa.



LIMITI E VANTAGGI
Unica controindicazione, o aspetto limitante che si voglia dire, è costituito, nel caso di collocazione a parete, dalla necessità di disporre di superfici libere in quantità sufficiente, non coperte da mobili o quadri. Nella casa in questione, anche in virtù della realizzazione di cabine armadio che hanno ridotto la necessità di disporre di armadi nelle camere, è stato relativamente facile trovare le soluzioni. Negli spazi cucina, pranzo e lavanderia, dove invece non c’era disponibilità di pareti, l’impianto è stato collocato a soffitto (la superficie più libera dell’intera casa), con ottimi risultati (vedi quadro su irraggiamento).
Nella gestione del calore, si è evidenziata la grande flessibilità di questa soluzione. Nei giorno di Natale e di Santo Stefano dello scorso 2006, l’impianto è rimasto inattivo in virtù del forte guadagno solare delle finestrature determinato dalle magnifiche giornate di sole e dalla presenza di molte persone (per i pranzi di rito), mentre si è attivato nei giorni successivi caratterizzati da radiazioni minori. Un normale impianto a pavimento, collocato sotto un massetto di 7 centimetri, non avrebbe potuto reagire in tempi così brevi, comportando un maggiore consumo di energia ed un surriscaldamento dell’ambiente. Un ulteriore vantaggio dato da questa soluzione, sta nella possibilità di collocare alcuni pannelli in posizione strategica, come, per esempio, sotto le piastrelle all’intermo del box doccia o sopra la vasca da bagno, o, con una fascia da un metro, a pavimento sotto le aperture vetrate per sostenere l’aria fredda che si forma in corrispondenza di queste e bloccare sul nascere i flussi convettivi. La possibilità, infine, di dotare ogni singolo locale di un termostato e regolarne autonomamente la temperatura, costituisce la classica ciliegina sulla torta, e permette di godere appieno dello spazio abitato.
Ugo Brollo
www.ecolabio.it
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