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Estratto dagli atti del 16° Congresso C.T.E. Parma, 9-10-11 novembre 2006

IL DEPOSITO IKEA DC2 + EXTENSION A PIACENZA


FRANCESCO CIGARINI, IKEA Italia Property
ARTURO DONADIO, Studio S.P.S. Milano



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SUMMARY


The new IKEA deposit is under construction realization and well visibile from the A1 motorway above North Piacenza. The work is of impressive dimensions, being formed by two bodies of Planimetric extentions of 443.1 m x 191.5 m (DC2) and 476.8 m x 191.5 m (EXTENSION) with equal height 13.70 m each without joints and the presence of three mechanical silos of dimensions 81.4 m x 132.7 m and height 30 0 m. The building has been constructed by vertical prefabricated skeleton in concrete and is covering by steel beams, with equal prevailing stitch to 19.0 m x 22.0 m (19.0 m X 28.0 m at both extreme). The fundamental appearances is regarding the security, the lastess, the resistance of the fire, the maintenance include one of the industrial floors, the reduction of the structural deformation of the silos.
The involvement of the Committe is complete, with a bit contract that demands constants choices, coresponsability of controling and logical check development abroad and recently applied in Italy, with particular engagement of the Work Director and the testeing surveyor in work.



1. DESCRIZIONE DELL’OPERA E DELLA STRUTTURA


Trattasi di un capannone industriale adibito a deposito formato da due corpi contigui, ciascuno senza giunti di dilatazione. denominati, il primo DC2 e il secondo EXTENSION. Le dimensioni totali in pianta del DC2 sono di 443,1 m di lunghezza e 191,5 di larghezza.
Le dimensioni totali in pianta dell’EXTENSION sono di 476,8 m di lunghezza e 191,5 di larghezza; l’altezza all’estradosso della manto di copertura del deposito è pari a 13,7 m.
All’interno di questi corpi tra gli allineamenti 14 e 18, 25 e 29, 37 e 41 compresi tra i picchetti B ed H sono presenti tre sili per lo stoccaggio meccanizzato costituiti da scaffalature autoportanti di misure in pianta pari a circa 135,75 m per 81,40 e di l’altezza pari a 30 m.
Lungo il filo 25 è stato previsto un giunto strutturale tale da consentire spostamenti relativi in direzione longitudinale tra i due corpi.
La copertura è costituita da pannelli in lamiera grecata che poggiano su travi reticolari in acciaio. La maglia strutturale principale delle travi reticolari di copertura è di 19,0 m per 22,2 m, mentre nelle due campate laterali la maglia è di 19 m per 28,9 m. Le travi secondarie, di lunghezza pari a 19 m e altezza pari a 1,5 m, sono semplicemente appoggiate alle travi principali e hanno un interasse pari a 5,55 m. Le travi principali sono vincolate con schema di trave continua direttamente sui pilastri, la trave principale tipologica è una trave di otto campate, l’altezza della trave è pari a 1,6 m nelle campate centrali e di 2,0 m in quelle laterali di luce maggiore. Le travi di copertura poggiano su una struttura portante costituita da pilastri prefabbricati in cemento armato innestati su plinti a bicchiere in opera, la sezione più frequente dei pilastri è di 50 x 80 cm, le fondazioni sono di tipo indiretto su pali in c.a..
I sili meccanizzati hanno una fondazione diretta tramite platea, impostata a quota più bassa rispetto al resto del capannone (la quota di fondo silo è pari a -2,70mt. rispetto al piano di pavimento finito dei piazzali esterni, quota 0,00 di progetto, e di -3,90 mt. rispetto al pavimento interno del deposito).
I pilastri che contornano il silo hanno una maggiore altezza, devono assorbire le spinte del vento, sono posti a un interasse di 5,55 m e hanno una sezione di 80 x 80 cm. Il corpo DC2 è suddiviso in cinque comparti; il corpo EXTENSION è suddiviso in quattro comparti.


Figura 1.
Il deposito DC2 + EXTENSION

La divisione tra i comparti è realizzata tramite pannelli prefabbricati in cemento armato, che hanno funzione controventante in direzione trasversale; in direzione longitudinale si è invece adottato uno schema a telaio. Le pareti esterne del capannone sono costituite da pannelli sandwich coibentati in lamiera.


Figura 2.
Scaffali zona silo

Il deposito è stato progettato con i carichi di normativa tenendo conto degli accumoli di neve (qmax = 400 kg/m2).
La fondazione della zona silo è stata progettata per i carichi trasmessi dalla scaffalatura, il massimo carico al piede di un singolo piedino è di 18000 kg.
Il pavimento industriale è stato progettato per i carichi concentrati delle scaffalature secondo il seguente schema:


Figura 3.
Schema di appoggio scaffali

Si sono considerati anche i carichi dei carrelli elevatori, il carico dinamico è pari a 6000 kg per ruota i carichi statici seguono la seguente tabella e il seguente schema:

S
(mm)
K
(mm)
f
(mm)
Asse ant.
(kg)
Asse post.
(kg)
1190 1600 350 7050 2730

Tabella 1. Schema carichi dei carrelli elevatori


Figura 4.
Impronta ruote dei carrelli elevatori

2. LA SICUREZZA STRUTTURALE (LE ANALISI)

Data la complessità dell’opera per evidenziare tutti gli aspetti di sicurezza strutturale sono stati eseguiti due modelli tridimensionali: uno per il DC2 e uno per L’EXTENSION.


2.1 IPOTESI E MODELLI DI CALCOLO


In relazione al comportamento delle strutture in esame sono state prese in considerazione soluzioni di vincolo diverse nelle due direzioni, si sono considerate cerniere alla base in direzione trasversale e incastri in direzione longitudinale.


2.1.1 Sostegno dei carichi verticali


Gli elementi strutturali sono chiamati a sostenere i carichi previsti dalle normative tecniche.
In tal senso le lamiere grecate di copertura, soggette ai carichi permanenti e accidentali, sono dimensionate mediante schemi di elementi continui su almeno tre appoggi, costituiti dalle travature metalliche secondarie. Le strutture metalliche secondarie, soggette ai carichi verticali agenti su un’impronta pari al loro interasse, sono calcolate in doppio appoggio sulle travi principali. Queste, a loro volta, sono schematizzate come elementi continui su più appoggi, costituiti dai pilastri in c.a., e supportano i carichi che sono loro trasmessi dalle travi secondarie. Infine, gli elementi verticali sono soggetti ad azioni assiali pari alla somma di tutti i carichi verticali agenti sulla propria area d’influenza. Nonostante la semplicità degli schemi descritti è opportuno segnalare alcuni aspetti tipici di dettaglio. Innanzitutto, in relazione ai carichi, è necessario sottolineare che, a causa dei dislivelli presenti in copertura, sono presenti diverse zone in cui si deve tenere conto degli effetti d’accumulo di neve, particolarmente importanti in corrispondenza del perimetro dei sili.
La stabilizzazione delle briglie superiori compresse delle travi reticolari principali e secondarie è stata realizzata, nel caso della trave principale, grazie alla presenza delle secondarie che vengono fermate in direzione longitudinale dai muri dei sili o dai controventi di falda trasversale, mentre le secondarie sono stabilizzate da elementi terziari, pendinature, che riducono la lunghezza di libera inflessione nel piano di copertura del corrente compresso.
Tali elementi sono fermati in direzione trasversale dai controventi di falda longitudinali.


Figura 5.
Schema della struttura (EXTENSION)

2.1.2 Sostegno dei carichi orizzontali

Molto più complesso risulta il comportamento della struttura in relazione all’applicazione dei carichi orizzontali, che per il manufatto in esame sono costituiti essenzialmente dall’azione del vento (impatto ortogonale alle pareti perimetrali e vento radente sulla copertura).

Vento in direzione trasversale

In relazione al vento agente trasversalmente gli allineamenti particolarmente adatti ad opporsi alle forze orizzontali sono quelli corrispondenti alle pareti dei sili e alla parete di bordo; a questi si sono aggiunti allineamenti intermedi nei comparti, in cui si sono introdotti opportuni controventi verticali metallici. Di conseguenza, in tale direzione si è optato per un modello strutturale nel quale i pilastri isolati sono schematizzati come elementi biella, con una cerniera in corrispondenza sia del plinto di fondazione, sia dell’appoggio delle travi principali metalliche. La forza orizzontale agente sulle pareti si scarica in parte in fondazione e in parte sulla copertura, mentre il vento radente è applicato direttamente in corrispondenza dell’estradosso di copertura. I controventi di falda riconducono tali forze sugli elementi di controvento verticale che le scaricano a terra. I controventi in corrispondenza delle pareti dei sili sono realizzati mediante opportune giunzioni tra i pannelli prefabbricati, mentre in corrispondenza dei fili interni ai comparti e sul filo di facciata sono realizzati tramite profili metallici tubolari posizionati “a croce di S. Andrea”.

Vento in direzione longitudinale

In direzione longitudinale, a seguito dei vincoli di carattere funzionale, non è stato possibile prevedere elementi di controvento all’interno del deposito, quindi sono state poste strutture di controvento in corrispondenza delle pareti perimetrali tenendo conto della presenza delle aperture per lo scarico delle merci. A seguito di questa analisi si è optato per uno schema a mensole incastrate, in grado di lavorare in parallelo, al fine di portare a terra il vento trasmesso a livello della copertura.


2.2 MODELLAZIONE PER L’ANALISI GLOBALE

E’ stata condotta un’analisi strutturale tridimensionale, nella quale sono stati schematizzati tutti i pilastri presenti, tenendo conto dei diversi vincoli in fondazione, tutti i profili metallici presenti nel piano della copertura, vale a dire i controventi di falda ed i correnti superiori delle travi reticolari principali e secondarie, tutti i controventi di parete.
Sono stati considerati anche i pilastri presenti lungo il perimetro della zona silo (con relativi carichi derivanti dalla copertura del silo) e i relativi muri contro terra su cui sono realizzati.
Data l’elevata snellezza dei pilastri, le analisi strutturali sono state condotte tenendo conto degli effetti del secondo ordine, introducendo quindi una non linearità nel modello e considerando gli spostamenti trasversali nella verifica degli elementi verticali pressoinflessi.
Tale effetto ha portato ad un incremento massimo delle azioni sollecitanti al piede delle colonne pari a circa il 30%.


Figura 6.
Modello globale della struttura (EXTENSION)


3. LA RESISTENZA AL FUOCO


Le verifiche “a caldo” per la richiesta resistenza R90’ hanno comportato significativi ragionamenti dal punto di vista progettuale, sia per il DC2 che per l’Extension.
Le parti salienti hanno riguardato:

1) la progettazione e realizzazione delle firewalls prefabbricate in pannelli pieni in c.a. opportunamente connessi e vincolati
2) ragionamenti generali sulla configurazione spaziale deformata della struttura nel caso d’incendio localizzato e/o generalizzato
3) la progettazione e realizzazione delle strutture metalliche di copertura protette con vernici, o, nella maggior parte dei casi, con intonaci, in funzione della massività dei gruppi di profili componenti le membrature.

Nel caso in esame è stata richiesta resistenza al fuoco del manto di copertura costituita da pannelli di lamiera bensì delle sue membrature portanti (principali e secondarie).
In funzione di ciò le strutture sono state comunque verificate per la presenza totale dei (modesti) carichi permanenti di copertura, e dalla richiesta normativa di un’aliquota di neve.
Le verifiche così condotte risultano evidentemente convenzionali e comunque associate al criterio della nascita spontanea di camini forniti da ammessi crolli localizzati di partizioni di copertura (lamiera).
In corso d’opera, l’ignifugazione è stata a più riprese controllata a campione nello spessore e con specifiche misurazioni visivamente sulla totalità dei profili.


Figura 7.
Intonaco intumescente

Si è peraltro osservato come l’obiettivo di garantire gli spessori di protettivo, previsti in progetto abbia prodotto ricoprimenti d’intonaco generalmente molto superiori ai prescritti a causa delle condizioni di posa (spruzzo) effettuate in quota.


4. LE DEFORMAZIONI


La complessità dell’opera ha richiesto che si tenesse conto delle deformazioni strutturali sotto diversi aspetti.
La lunghezza dei due corpi (circa 450 m l’uno) che compongono il deposito ha portato a un attento studio globale per il controllo delle deformazioni che interessano l’unico giunto strutturale.
Lo spostamento massimo in direzione longitudinale dal calcolo è risultato pari a circa 7,5 cm, questo spostamento è costituito principalmente dalla componente dovuta al vento (4,0 cm circa) e da quella dovuta dalle dilatazioni termiche (3,0 cm circa). In direzione trasversale si è cacolato uno spostamento massimo pari a circa 5,0 cm (3,0 cm per il vento 1,5 cm dovuto al DT).
Un altro aspetto importante che è stato preso in considerazione è quello della funzionalità degli scaffali, per cui si sono dovuti contenere gli spostamenti differenziali delle fondazioni dei sili e dei pavimenti industriali.
Le parti più delicate per la funzionalità sono quelle dei sili meccanizzati, la richiesta per un corretto funzionamento dell’impianto automatizzato era di spostamenti differenziali contenuti entro lo 0,5‰. Per ottenere questo risultato si è dovuto prevedere una pavimentazione con le seguenti caratteristichje stratigrafiche:

1) Trattamento a calce del terreno naturale per 30 cm
2) Stesa di un geotessuto
3) Strato drenante e portante in ghiaia e sabbia spessore 30 cm
4) Doppio strato di magrone con guaina di impearmibilizzazione spessore totale 20 cm
5) Pavimentazione in calcestruzzo spessore 40 cm


Figura 8.
Getto platea Silo

5. LA DURABILITÀ

Tutta l’opera è stata accuratamente progettata e concepita.
La realizzazione è stata oggetto di molta attenzione e i controlli hanno riguardato tutte le fasi dell’iter edificativo.
Il rispetto del quadro normativo di riferimento e delle specifiche capitolari e contrattuali di IKEA è stato totale ed anzi l’impulso a migliorare le prestazioni di durabilità è stata una ricerca incessante da parte del Committente.
Queste richieste hanno indotto, Impresa Generale, Fornitori e i Professionisti preposti al controllo ad una analisi accurata di ciascun elemento componente l’opera conclusa con una accettazione della sua progettazione specifica e del livello prestazionale richiesto ed al successivo controllo della realizzazione.
L’approccio così rigoroso già di per sé configura una buona probabilità di successo nei confronti della durabilità e, parallelamente, della minimizzazione del futuro impegno manutentivo.
I requisiti strutturali perseguiti sono stati:

1) l’ispezionabilità dei collegamenti
2) concezione dei dettagli idonea ad evitare carbonatazioni (cls) e corrosioni (acciaio)
3) minimizzazione dei giunti strutturali (solo un giunto trasversale, posto fra il DC2 e l’extension)
4) minimizzazione dei giunti a parimento accettando tuttavia una diffusa ma capillare fessurazione.

L’adozione di un unico giunto strutturale ha richiesto approfondite analisi del telaio spaziale, con particolare riguardo agli spostamenti attesi ed alle ripercussioni su tutti i collegamenti con le facciate e fra elementi strutturali.
La minimizzazione dei giunti a pavimento ha comportato particolari attenzioni alle composizioni d’armatura (anche con l’impiego di fibre) e di disposizione e tecnologia dei giunti ammessi.


Figura 9.
Giunto di costruzione

Il pavimento è stato suddiviso in campi di getto quadrati con superficie di circa 1700 m2, sui lati di questi campi sono posizionati i giunti di costruzione metallici di tipo Permaban DD6.


6. LA MANUTENZIONE

È stato redatto un articolato documento di istruzioni d’uso e manutenzione del deposito IKEA DC2 + EXTENSION che ha lo scopo di fornire le indicazioni di base per un corretto uso e manutenzione di tutte le opere realizzate nell’edificio. Le istruzioni hanno carattere di indicazioni di un corretto uso e non escludono la necessità di redigere e di definire da parte del gestore del complesso un proprio piano di manutenzione concordato con i soggetti preposti ai controlli e alle manutenzioni, con evidenziate le analisi e le schede di sicurezza per i singoli interventi. Il documento è organizzato per tipologia di opera e riporta le indicazioni di base minime per il mantenimento delle funzionalità del complesso. Vengono descritte le azioni da effettuarsi per le verifiche e i controlli di manutenzione ordinaria e le indicazioni operative in caso di manutenzioni straordinarie. Parte integrante del documento sono i disegni as-built e tutte le relative schede tecniche allegate che descrivono nel dettaglio tutti gli elementi messi in opera, la loro collocazione, il loro funzionamento e le modalità operative per interventi in sicurezza.
Nel testo si sono considerati gli ineterventi di manutenzione ordinaria, di pulitura, di utilizzo, di verifica, di ripristino dei seguenti elementi:

1) portoni sezionali a molle
2) rampe idrauliche
3) porte e portoni REI scorrevoli
4) lucernai, evacuatori di fumo
5) fognature, pozzetti, caditoie, fosse biologiche
6) pavimentazioni interne in cls
7) manto di copertura
8) dispositivi anticaduta
9) opere in carpenteria metallica secondarie
10) strutture prefabbricate in c.a.
11) strutture metalliche di copertura e lamiere grecate
12) intonaco intumescente
13) pannelli sandwich di facciata
14) impianti elettrici
15) impianti termomeccanici
16) impianti antincendio

Per le strutture si sono previsti controlli periodici visivi o in casi eccezionali (urti, scuotimenti, calamità, scoppi, infiltrazioni d’acqua) con particolare riguardo a nodi, innesti e vincoli.
Prove o indagini strumentali e specifiche sono rinviate al risultato dell’indagine visiva.


7. L’APPROCCIO E IL COINVOLGIMENTO DEL COMMITTENTE

Occorre premettere che IKEA, con il suo rapido sviluppo, si configura ormai come un grande costruttore.
Non solo, ma l’esperienza IKEA è a livello mondiale, ciò che consente, all’interno di un proprio specifico “board”, di discutere di normative, approcci, usi, modalità, molto differenti fra luogo e luogo.
Anche le specifiche IKEA sulle strutture sono il frutto di un impegno che ha visto protagonisti Istituti Universitari, Società di Ingegneria e consulenti di vari paesi; per contro l’esperienza è in continuo divenire e consente l’arricchimento anche dei documenti detti.
La necessità quindi di utilizzare a pieno regime, 365 giorni all’anno, le opere realizzate con il minimo della manutenzione programmata, comporta particolare attenzione agli aspetti qualitativi di durabilità, e di buon comportamento in esercizio, con un costo di realizzazione sostanzialmente contenuto, variabile e mirato ad un elevato rapporto qualità prezzo.
Nel caso in esame IKEA ha esasperato la propria attenzione, anche in funzione dell’importanza e strategicità dell’opera.
Detto in precedenza dei controlli e degli input del Committente, qui si pone l’accento al fatto che il contratto con l’Impresa Costruttrice è un accordo “passante”: IKEA insieme all’Impresa redatto il progetto esamina le candidature dei vari Fornitori, le loro proposte di dettaglio, e le loro offerte.


Figura 10.
Interno del deposito senza scaffali

IKEA riconosce all’Impresa generale, un “f” comprendente oneri di coordinamento, spese generali e particolari e utile.
In tale maniera IKEA e i Suoi professionisti risultano responsabilizzati per ogni scelta e il clima di lavoro, ancorché i tempi siano stati stretti (DC2 realizzato in 16 mesi nelle strutture e in 21 mesi nel suo complesso, EXTENSION, realizzata in 12 mesi nelle strutture e in 19 mesi previsti nel suo complesso) e i controlli mutui, è risultato di grande collaborazione e finalizzato verso un obiettivo comune.
Interessante notare che la realizzazione dell’opera è coordinata da IKEA Property, mentre il gestore finale è IKEA Distribution che a sua volta ha esercitato richieste e controlli.


8. LE PROVE DI COLLAUDO IN CORSO D’OPERA

Durante le fasi di costruzione sono state effettuate numerose visite in cantiere nelle quali si è controllato l’andamento dei lavori e la loro buona esecuzione. In considerazione della tipologia costruttiva, dell’importanza dell’opera e delle risultanze dei sopralluoghi, si è deciso di procedere all’effettuazione di diverse prove di collaudo in corso d’opera.


8.1 PALI DI FONDAZIONE (DC2 EXTENSION)

Sono state effettuate due prove di carico su pali per il DC2, le prove sono state condotte tramite due cicli di carico-scarico il primo ciclo è stato portato fino a un valore di carico di 92 t (carico di esercizio), mentre il secondo fino a un valore di carico pari a 138 t (1,5 volte il carico di esercizio). Per L’EXTENSION sono state effettuate tre prove di carico su pali, le prime due prove sono state condotte tramite due cicli di carico-scarico che hanno raggiunto entrambi il valore del carico di esercizio pari a 135 t, la terza prova è stata condotta tramite un unico ciclo di carico-scarico che ha raggiunto il valore di carico di rottura pari a 270 t (2 volte il carico di esercizio). Tutte le prove hanno dato esito positivo.


Figura 11.
Pistoni idraulici per la prova su pali

Sono state inoltre effettuate prove di controllo per l’integrità dei pali, le prove sono state eseguite con metodo sonico (Eco test). Le prove hanno interessato complessivamente 67 pali per il DC2 e 70 pali per l’EXTENSION. Le prove hanno indicato una lunghezza dei pali corrispondente a quella di progetto e irregolarità di scarsa importanza (lievi restringimenti di sezione o sbulbature) in alcuni dei pali.


8.2 TRAVI DI COPERTURA (DC2 EXTENSION)

Sono state effettuate due prove di carico per le travi principali e due prove di carico per le travi secondarie per il DC2 e due prove di carico per le travi secondarie e una prova di carico per le travi principali per l’EXTENSION, le prove di carico sulle travi sono state effettuate allo stato limite ultimo.


8.2.1 Schemi di carico delle prove

Per l’esecuzione delle prove sono stati eseguiti 4 cicli di carico-scarico. I primi due fino al valore del carico di esercizio, i secondi due fino al valore di carico ultimo.

1) Travi secondarie. La prova di carico è stata eseguita applicando carichi concentrati in corrispondenza dei montanti verticali della trave reticolare oggetto di prova.
Sono stati applicati alla trave 7 carichi concentrati P. I carichi sono stati applicati a gradini in più cicli fino a raggiungere il valore massimo Pmax = 33,00 kN, per un carico massimo complessivo pari a 231,00 kN.


Figura 12.
Schema di prova della trave secondaria

2) Travi principali. La prova di carico è stata eseguita applicando carichi concentrati in corrispondenza dell’incrocio tra le travi secondarie e la trave principale oggetto di prova.


Figura 13.
Schema di prova della trave principale

Sono stati applicati alla trave 3 carichi concentrati P. I carichi sono stati applicati a gradini in più cicli fino a raggiungere il valore massimo Pmax = 195,00 kN , per un carico massimo complessivo pari a 585,00 kN.


Figura 14.
Prova di collaudo trave secondaria

La trave principale ha uno schema in “continuità” su otto campate. Durante la prova di carico viene caricata una sola delle campate, per questo motivo, si ha un diverso schema di distribuzione dei momenti, rispetto alla situazione in cui sono caricate tutte le campate contemporaneamente. Nel caso di carico della prova di collaudo si ha la massimizzazione del momento positivo nella campata assoggettata al carico, con un maggiore impegno a compressione dei profili centrali superiori. Nelle condizioni effettive di lavoro della trave ad essere massimizzati sono i momenti negativi agli appoggi, con maggiore impegno a compressione dei profili inferiori in prossimità degli appoggi.
Questo comportamento ha portato a prevedere carichi ultimi di prova, inferiori rispetto al caso in cui vengano caricate contemporaneamente tutte le campate.


8.2.2 Risultati delle prove

Le travi provate hanno, nell’ultimo ciclo, un comportamento elastico lineare fino al raggiungimento del carico massimo di prova. Questo comportamento mostra come le non linearità presentate nei cicli precedenti siano dovute molto probabilmente agli assestamenti dei giochi foro-bullone. Infatti si può notare come ad ogni ciclo successivo le travi mostrino diagrammi con andamento lineare e pendenza costante fino al raggiungimento del massimo carico del ciclo precedente, per poi assumere, superato il carico raggiunto nel ciclo precedente, una pendenza minore, vale a dire una apparente minore rigidezza.


Figura 15.
Diagrammi della prova di carico

Nel complesso le prove hanno mostrato un buon comportamento delle travi, evidenziato dal comportamento elastico lineare dell’ultimo ciclo di carico; le travi raggiungono il massimo carico di prova restando in campo elastico, quindi sotto la soglia di snervamento.
Le deformazioni massime sperimentali delle travi secondarie sono risultate omogenee ed inferiori a quelle attese modellando la struttura con gli schemi assunti nella fase progettuale.
Evidentemente i reali vincoli in gioco sono più prossimi a cerniere che a carrelli, ovvero la struttura tende ad atteggiarsi secondo la continuità.
Le deformazioni massime sperimentali delle travi principali sono risultate omogenee e di poco superiori a quelle attese modellando la struttura con vincoli esterni a carrello, contrariamente a quanto assunto in fase progettuale con vincoli a cerniera.


8.3 RETI DI SICUREZZA (DC2)

Per quanto concerne la copertura si è provveduto a far eseguire delle prove di collaudo sulle reti di sicurezza in accordo con la normativa UNI EN 1263-1, consistenti nel far cadere una massa da 150 kg da una altezza di 1,65 m.


8.4 SOLAI ALVEOLARI (DC2)


Sono state prescritte indagini sui solai alveolari della zona uffici.
Per le indagini si sono praticati 4 carotaggi f 100 mm dall’alto in una delle nervature centrali di 4 diverse lastre del solaio per stimare eventuali rientri dei trefoli.
Si sono inoltre praticati 8 microcarotaggi f 28 mm verticali dal basso in uno degli alveoli centrali di 8 diverse lastre del solaio, i provini così ottenuti sono stati assoggettati a prove di compressione. I risultati di tali indagini hanno dato esito positivo.


8.5 PROVE SUI PANNELLI DI FACCIATA


Sono state effettuate 2 prove in esercizio e 2 prove a rottura sui pannelli di facciata, tutte le prove hanno dato esito positivo.


Figura 16.
Prova a rottura sui pannelli di facciata

8.6 SERRAGGIO BULLONI (EXTENSION)

Sono state effettuate circa 300 prove di serraggio dei bulloni, le prime prove (circa 10) hanno mostrato in alcuni casi un serraggio inadeguato dei bulloni, che ha portato a chiarire con l’impresa le modalità di controllo del serraggio da parte della stessa, tutte le successive prove hanno mostrato un serraggio corretto.


8.7 CONTROLLO SALDATURE (EXTENSION)


Sono state effettuate prove sulle saldature per evidenziare eventuali cricche o imperfezioni. Le prove effettuate sono state di due tipi: prove di tipo magnetico e prove di contrasto con liquidi penetranti.


Figura 17.
Pistoni idraulici per la prova su pali

Sono state effettuate 6 prove di tipo magnetico e 6 prove con liquidi penetranti. Tutte le prove hanno dato esito positivo non essendo state rilevate ne cricche ne imperfezioni.


8.8 PROVE SU PIASTRA (EXTENSION)

Sono state prove all’interno del capannone per stabilire il modulo di Winkler (Kw) e prove all’esterno per stabilire il modulo elastico (E)


8.8.1 Prove interne


Sono state effettuate circa 70 prove su piastra sul terreno interno al capannone per controllare che il modulo di Winkler (Kw) fosse conforme a quanto stabilito dalla relazione di calcolo del massetto industriale di pavimentazione. Le prove hanno dato mediamente dei risultati conformi a quanto indicato in progetto con un numero molto limitato di prove che hanno mostrato un modulo Kw di poco inferiore a quello previsto.


8.8.2 Prove esterne


Sono state effettuate circa 14 prove su piastra sul terreno esterno al capannone.


8.9 PAVIMENTAZIONE INDUSTRIALE (DC2 EXTENSION)

Durante le fasi di getto della pavimentazione industriale si è provveduto a controllare il corretto posizionamento delle armature e si è assistito al prelievo dei cubetti nonché ad alcune prove in sito sulla qualità del calcestruzzo fibrorinforzato utilizzato (slump test, rapporto acqua cemento, quantità di fibre, quantità di cemento e inerti).


Figura 18.
Particolare di posa del pavimento industriale


8.10 INTONACO INTUMESCENTE (DC2 EXTENSION)


Sono stati condotti dei sopralluoghi durante le fasi di applicazione dell’intonaco intumescente sulle parti metalliche. Si sono effettuate due ispezioni in quota per il DC2 e tre ispezioni in quota per L’Extension volte al controllo degli spessori di intonaco utilizzato e per verificare la corretta posa in opera dello stesso e conformità con quanto prescritto nelle relazioni di calcolo.
Questi controlli si sono dimostrati particolarmente delicati in ragione degli elevati spessori di intonaco prescritti nella relazione di calcolo che arrivavano fino ai 2 cm. I controlli hanno dovuto essere molto accurati, e talvolta (DC2) si sono riscontrati in punti difficilmente raggiungibili spessori molto inferiori a quelli prescritti, ed anche zone con distacchi di intonaco dovuti alle lavorazioni successive eseguite su quelle parti di struttura.
Ciò ha comportato l’esigenza di provvedere nuovamente alla posa dell’intonaco intumescente.


Figura 19.
Vista dalla copertura di uno dei Silo

9. RINGRAZIAMENTI

Si ringraziano gli ingegneri Christian Locatelli, Gianfranco Piazza e Daniele Rampoldi di SPS srl per il loro contributo nella stesura della presente memoria.


10. DATI RIASSUNTIVI (SOLE OPERE CIVILI E STRUTTURALI)

Committente:
IKEA Italia Property S.r.l. – Milano

Coordinatore di tutta la progettazione:

Arch. Francesco Cigarini
IKEA Italia Property S.r.l. – Milano

Progettista e DL delle strutture:
Ing. Nicola Malatesta
BMS Progetti S.r.l. – Milano

Collaudatore in corso d’opera:
Ing. Arturo Donadio
S.P.S. S.r.l. - Milano


Contatti con gli autori:
Arch Francesco Cigarini
IKEA ITALIA PROPERTY s.r.l.
Strada Provinciale 208,3
20061 Carugate (MI)
Telefono 02/92927258
Fax 02/92927260

Ing. Arturo Donadio
S.P.S. S.r.l.
Via Melchiorre Gioia, 64
20125 Milano
Telefono 02/6694887
Fax 02/6704199
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